Infatti le scimmie parevano curiose di sapere cos’era quella bocca che si lagnava in quel modo. Gridavano su tutti i toni additandosela l’una l’altra e pareva che si consigliassero prima di prendere una risoluzione che poteva avere gravi conseguenze. Senza dubbio, per istinto, temevano, ma finalmente la loro curiosità vinse la paura.
Un robusto maschio s’aggrappò ad un ramo sporgente sopra il fiume servendosi della lunga coda e si mise a dondolarsi proprio sopra le mascelle sempre aperte del caimano, facendo smorfie ridicole.
Un compagno, pronto come il lampo, l’afferrò per l’appendice e lo calò abbasso, ma la distanza era ancora considerevole. Altre scimmie accorsero e tenendosi per le code formarono una specie di catena la cui estremità, formata dal maschio, toccò ben presto l’acqua.
Un concerto indiavolato avvertì le altre scimmie, che si affollavano sui rami dell’enorme albero, che lo scopo era stato raggiunto.
Il capofila si era accomodato sull’estremità del muso del caimano e guardava dentro emettendo dei fragorosi scoppi di risa che i compagni, per non essere da meno, ripetevano con pari fracasso. Incoraggiato dall’immobilità di quelle mascelle, si mise a toccare la lingua, poi i denti, poi introdusse il braccio peloso nella gola, cercando forse di sapere cosa vi si trovava nascosto in fondo.
Era il momento atteso dal paziente e furbo caimano: ormai la colazione era assicurata. Pronto come la folgore, chiuse le potenti mascelle ed il povero curioso si sentì tagliare per metà da quei denti formidabili, duri come l’acciaio.
Il meschino ebbe appena il tempo di emettere un grido strozzato e sparve sott’acqua. I compagni, spaventati, si tirarono l’un su l’altro e s’affollarono sul ramo facendo un baccano infernale.
— Buona digestione! — gridò Alonzo, facendo cenno all’indiano di riprendere la rotta primiera.
— Il caimano non si accontenterà di quella colazione, — disse il dottore. — È un semplice crostino che gli servirà per stuzzicare l’appetito.
— Ritenterà il colpo? — chiese Alonzo, stupito.