— I rospi, le rane ed i ranocchi, — rispose don Raffaele. — Sono milioni di batraci nascosti nei pantani o sugli alberi che fanno una serenata alla luna.
— Fulmini e lampi!... Non ho mai udito un tale fracasso.
— È una buona notte pei serpenti, — disse il dottore.
— Cosa volete dire? — chiese Alonzo.
— Voglio dire che i rettili faranno delle belle scorpacciate. Ne divorano a milioni e dicesi che siano così destri, da attirarli fin dentro le loro bocche.
— Ma.... oh!... guardate!... guardate!... Cosa sono quelle scintille che ondeggiano laggiù! — esclamò Alonzo.
— Scintille! — disse don Raffaele; ridendo. — T’inganni, cugino mio, sono delle splendide cucujos o, se ti piace meglio, moscas de luz.
— Insetti fosforescenti?
— Sì, e tramandano, dagli ultimi anelli addominali, una luce così viva, come ben vedi, da rivaleggiare colle più grosse scintille o coi più belli fuochi fatui. Con un cucujo si può leggere comodamente anche durante le notti più oscure.
— Mi hanno detto, Raffaele, che gli indiani le adoperano come ornamenti; è vero?