A questo punto egli afferrò tutt’e due le mani della sorella e guardandola fissa negli occhi, le disse:

—Vuoi seguirmi, Fortunata... insieme con la tua Margherita, s’intende?

Fortunata impallidì.

—Partire?

—Sì, partire.... Ho qualche risparmio che basterà per il viaggio di tutti noi tre.... Poi lavorerò.... Sarete la mia famiglia.

Ma Fortunata, non rimessa ancora del suo smarrimento, ripeteva balbettando:

—Partire?.... Abbandonare....

—I nostri genitori?—interruppe bruscamente Gasparo compiendo a suo modo la frase.—Poveri vecchi! Lo so, restan soli, ma che puoi tu fare per loro?... Afflitta da tante sventure, nella casa già triste, tu non puoi portare che una tristezza di più.... Certo la mancanza dei figli è un gran dolore, ma nostro padre ha il suo impiego che probabilmente gli sarà conservato, la mamma è d’un carattere ottimista, vede molta gente;... insomma, finiranno col passarsela alla meno peggio, tanto più, se, non avendo da pensare che a sè, godranno d’una discreta agiatezza.... Credilo, Fortunata, ciò ch’io ti propongo non nuoce a nessuno e può giovare a molti:... a me, a Margherita, a te stessa, che qui sei troppo vicina alla prima cagione di tutti i tuoi mali.

Così Gasparo, per necessità di cose, arrivava al punto che avrebbe voluto schivare.

E Fortunata, che sino a quel momento era riuscita a padroneggiarsi, scoppiò in un pianto dirotto o disse con voce soffocata dai singhiozzi: