Fortunata ringraziava il fratello con gli occhi che le si velavano di lagrime. Ah se Leonardo avesse voluto alla sua figliuola la metà del bene che Gasparo voleva alla nipote!

In verità Gasparo Rialdi era meravigliato lui stesso della parte che questa bimba prendeva nei suoi pensieri. Severo, ruvido qualche volta, alieno sempre dalle soverchie espansioni, egli era pienamente convinto d’essere un orso, come gli aveva detto una donna gentile che non era riuscita ad ammansarlo. Ma ciò che non avevan potuto le donne lo poteva ora una fanciulletta di men che quattro anni; l’orso era ammansato.

Un giorno, verso la fine di luglio, quando le previsioni dell’avvenire eran più fosche che mai, e il nemico stringeva intorno alla città assediata il suo cerchio di ferro e di fuoco, e scarseggiavano i viveri, e il lugubre spettro del colèra appariva sull’orizzonte, Gasparo, venuto a casa per poche ore, fece alla sorella una inattesa proposta.

—Fortunata.—egli le disse, e il suo aspetto era più grave e la sua voce più commossa dell’usato—nessuno osa confessarlo, ma tutti lo sentono. Venezia non potrà resistere a lungo.... Fra due mesi, fra un mese forse, ci mancheranno i soldati, le munizioni, il pane... bisognerà cedere come ha ceduto Roma.... Se in questo mese, se in questi due mesi la mia buona stella non mi manda una palla di cannone, e sa Iddio se la cerco....

—Oh Gasparo, Gasparo, che parole son queste?

—Beati quelli che son morti—egli riprese in tuono solenne;—beati quelli che morranno prima che il giallo e nero abborrito torni a sventolar sugli stendardi del nostro San Marco!... Ma io non sarò fra questi felici... pare un destino.... Ebbene, se io sopravvivo, credi tu che io possa rimaner qui? Io, antico ufficiale austriaco, io, disertore?

—No, no... è necessario che tu fugga... subito....

—Non oggi, o Fortunata, non prima che Venezia sia caduta.... Allora prenderò la via dell’esilio.

—Dove andrai?

—Non lo so;... forse a Londra, ove un signore che ho conosciuto a Smirne mi offre un impiego... a ogni modo, ho ventisette anni, ho una salute robusta, conosco le lingue, la matematica; potrò dar delle lezioni.