La vigilia del giorno stabilito per la partenza, Fortunata s’avviò di buon mattino al palazzo Bollati. L’accompagnava una donna di servizio che sarebbe tornata a prender Margherita nel caso che il conte Leonardo fosse nelle sue stanze e volesse dar un bacio alla figliuola.
Una vecchia aperse il portone.
—Chi è? Che vuole?
—Non c’è il signor Ambrogio, il custode?
—Oh poveretto, sia pace all’anima sua, è morto già da due giorni.
—Morto?
—Sì, di colèra.... E adesso c’è la moglie in burrasca.... Vada via, signora, ch’è meglio.
—Padroncina, padroncina, andiamo,—disse la fantesca che a sentir nominare il colèra era diventata bianca come un cencio lavato.
—Un momento.... Buona donna, e del conte Bollati ne sapete nulla?—soggiunse Fortunata con voce tremante.
—Il conte Bollati? Chi è?