—Fortunata, per amore della tua Margherita....

—No, no... Margherita non ha bisogno di me.... Lui sì che ne ha bisogno.... Leonardo, Leonardo, non è vero che hai bisogno della tua Fortunata?... Oh meschina me, che ho potuto lasciarti per tanto tempo.... Perdonami, Leonardo mio.... Oh se tu m’avessi mandata a chiamare!... Perchè, non m’hai mandata a chiamare?... T’ho sempre voluto bene.... O Leonardo, se guarisci, starò sempre con te, te lo giuro.

E, trattenuta invano, si gettava bocconi sul letto e tentava scaldar con le sue carezze quel povero corpo assiderato.

A un certo momento il medico, che non aveva levato mai gli occhi dall’infermo, disse:

—Signora, si faccia una ragione.... Ormai... è inutile.

Ella alzò la testa, guardò il medico, guardò Gasparo, guardò Leonardo, comprese che tutto era finito e cadde ginocchioni, tendendo le palme al cielo e gridando:—Madre di Dio, abbiate misericordia!

Stette così qualche minuto singhiozzando, pregando, coprendo di baci la mano del morto che spenzolava dalla sponda del letto; poi, appoggiandosi a Gasparo, cercò di rizzarsi in piedi, ma le vennero meno le forze e s’abbandonò come una massa inerte tra le braccia del fratello.

Il dottore ch’era ancora nella stanza, accorse subito, e vedendo la faccia stravolta, gli occhi smarriti, il pallore cadaverico della giovane, capì subito di che cosa si trattava. Era di nuovo il colèra, un colèra de’ più gravi, di quelli che lasciano meno tempo alle difese. Il male che aveva testè ucciso il marito ora investiva con raddoppiata violenza la moglie.

—E poi negheranno il contagio!—disse tra sè il valentuomo, il quale, per far prevalere la teoria del contagio, aveva sostenuto fiere battaglie con alcuni colleghi. E non vorremmo giurare che l’idea di poter gettare in viso agli oppositori un nuovo esempio a sostegno della sua tesi, non gli desse qualche soddisfazione. Tanto più che il triste caso di Fortunata pareva dargli ragione su un altro punto. Questo aveva tutta l’aria di esser colèra fulminante, e anche il colèra fulminante negavano que’ caparbi, e pretendevano che in Europa non se ne fosse mai visto.

Si trasportò Fortunata nella camera vicina a quella dov’era morto Leonardo. S’era pensato sulle prime di trasportarla a casa, ma ella, pienamente in sè e pienamente consapevole del suo stato, supplicò che la lasciassero morir lì. Non voleva comunicare a’ suoi genitori e a sua figlia il germe della malattia... o forse, giacchè il cielo le aveva accordato la grazia di ricongiungersi a suo marito, non voleva staccarsene più.