Uno spasimo acuto le troncò la frase, e la voce le si estinse in un gemito.

Quando tornò il dottore, e poco dopo di lui venne il prete ch’egli era andato a chiamare, gli occhi dell’ammalata nuotavano già nella morte. Ma ell’era sempre presente a sè stessa e potè accompagnare col movimento delle labbra le preghiere del sacerdote e volger di tanto in tanto lo sguardo all’uscio della camera vicina, come se intendesse che quelle preghiere dovessero valere anche pel disgraziato che non era più in caso di sentirle.

Era l’ora del tramonto; il sole prima di nascondersi dietro un palazzone che sorgeva dall’altra parte del canale mandò un fascio di raggi nella stanza e tinse d’una luce purpurea il letto improvvisato e la faccia livida della morente. Ella s’agitò in un’ultima convulsione, poi le sue membra s’irrigidirono per sempre.

Gasparo ebbe un ruggito da leone.—Morta, morta! Infelicissima sorella mia, che non hai fatto altro che patire!... Morta per cagione di quel miserabile! E non dovrò maledirlo?

Ma quell’impeto durò poco. Il tempo stringeva e Gasparo aveva ancora un terribile ufficio da compiere: annunziare ai suoi genitori la nuova, inattesa sciagura che piombava loro sul capo.

Egli strappò un foglietto da un taccuino e scrisse col lapis poche righe a un amico sulla cui devozione poteva fare assegnamento. «Sai che devo partire domattina sotto pena di essere preso e fucilato dagli Austriaci. Mia sorella»—a questo punto egli ebbe un’esitazione, ma la vinse e proseguì:—«e mio cognato son morti or ora di colèra in due stanze a tetto del palazzo Bollati. Intenditi col dottore X... per la tumulazione. Fa quello che faresti se la sventura (che il cielo tenga sempre lontano da te) avesse battuto alla tua porta. In un momento come questo non posso dare un tale incarico a mio padre. Addio: quando mi sarò posato in qualche luogo (spero di fermarmi a Londra) ti riscriverò e ti indicherò il mio recapito. Addio, e grazie dal fondo del cuore. A rivederci in tempi migliori.»

Com’ebbe finito di scrivere, piegò il foglietto in due, vi fece l’indirizzo e lo consegnò al dottore.

—È stato tanto buono; m’usi un’ultima cortesia. Mandi questo biglietto al mio amico—e glielo nominò—che lei conosce benissimo e si metta d’accordo con lui per tutto quello che resta da fare.

Il medico chinò la testa in sogno d’assenso e promise a Gasparo che avrebbe anche pensato a trovar chi vegliasse nella notte quei poveri morti.

—Non sono ricco, sto per prendere la via dell’esilio—disse Gasparo con voce commossa—non posso compensarla come vorrei, ma una memoria....