E si toglieva un anello dal dito, ma il dottore l’interruppe vivamente:
—No, Rialdi, io non accetto nulla... assolutamente nulla... Ogni più piccolo oggetto può esser necessario ad un esule....
—Ma...
—Non ne parliamo.... Mi dia piuttosto un bacio, e buon viaggio....
Gasparo abbracciò intenerito il dottore, sfiorò ancora una volta con le labbra la fronte gelida di Fortunata e corse a precipizio giù per le scale. Uscito dal palazzo, egli fece in un lampo la strada che lo divideva da casa sua.
Il conte Luca e la contessa Zanze lo aspettavano con ansietà.
—E Fortunata?—essi chiesero a una voce vedendolo arrivar solo.—Dov’è?... È rimasta lì?... Quando verrà?
—Fortunata...—principiò Gasparo. Ma invece di continuare, balbettò:—Coraggio, padre mio, coraggio, mamma... Armatevi di tutta la vostra forza, chè ne avete bisogno.
Quelle parole, quelle lagrime, che invano rattenute velavano due occhi non avvezzi a spargerne, lasciavano indovinare il peggio.
—Gasparo—gridò la contessa—tu non diresti di più se tua sorella fosse morta!