Il giovino chinò la fronte in silenzio. Rinunziamo a descrivere la scena che ne seguì per non render ancora più triste questo capitolo già pieno di tante pubbliche e private tristezze, e perchè ci sembra che l’ora incalzi anche noi e ci costringa innanzi tutto a mettere in salvo il nostro ufficiale. Questa partenza inevitabile, imminente, era quella sera, in casa Rialdi, un dolore di più, e nello stesso tempo una distrazione al dolore. Non c’era caso, bisognava occuparsene, far gli ultimi preparativi, dar l’ultime disposizioni, e per conseguenza, di tratto in tratto, pensare ad altro, parlar d’altro che della tragica fine di Fortunata.
Intanto Margherita dormiva. Poichè ella doveva alzarsi per tempissimo, l’avevano messa a letto subito dopo desinare, poco prima che Gasparo giungesse, ed ella, appena posata la testa sul capezzale, aveva trovato il sonno dolce e profondo dell’infanzia.
Degli altri di casa, come si può ben credere, non chiuse occhio in quella notte nessuno. Ma, verso il mattino, Gasparo sforzò i suoi genitori a ritirarsi nella loro stanza per un paio d’ore; avrebbe vestito lui la bambina.
—Sei proprio irremovibile?—disse la contessa.—Vuoi portarcela via? Vedi come restiamo soli.
Oh Gasparo lo sapeva, e ne sentiva in cuore una profonda pietà. Ma anche egli era solo, e da mesi e mesi il pensiero di condur seco questa fanciulla, di tenersela come propria figlia, era per la sua anima un raggio di luce che rischiarava le tenebre dell’avvenire. E poi, nonostante tutte le amarezze, tutte le incertezze dell’esilio, gli pareva di provveder meglio alla sorte di Margherita conducendola con sè che lasciandola presso i nonni.
—Sì, mamma—egli rispose con affetto.—Credi pure ch’è meglio così... Un giorno, se la fortuna m’arride, verrete voi altri a raggiungerci.
La contessa Zanze non insistette.
Alle quattro del mattino Gasparo entrò nella camera della nipote. Margherita dormiva tranquilla, con la sua puppattola al fianco, con un braccio nudo piegato sotto la testa, in una positura simile a quella in cui egli l’aveva vista la prima volta. Accanto alla cuna della bimba c’era il letto della sua povera mamma, intatto, con le lenzuola rimboccate.
—Margherita—chiamò Gaspare—o Margherita.
E la scosse dolcemente.