Ella si risentì, aperse gli occhi, si guardò intorno e disse:—La mamma... voglio la mamma.

—Sono io, Margherita, sono lo zio Gasparo.... Lo sai che si deve partire insieme.

—Ma anche la mamma...

—La mamma—egli soggiunse con pietosa bugia—è andata avanti... La troveremo... Su, su....

Margherita si lasciò persuadere, e, aiutata dallo zio e da una donna di servizio, fu pronta in pochi minuti. Anche il suo piccolo bagaglio era pronto.

Ma convenne assolutamente prender seco un altro piccolo personaggio, un personaggio di legno, la nuova Lilì, da cui Margherita non voleva staccarsi a nessun patto.—Gliel’ho promesso—ella diceva con la maggior gravità—e anche la mamma glielo ha promesso.

Storditi sotto il cumulo di tanti dolori, il conte Luca e la contessa Zanze benedissero il figlio e la nipote quasi senza parole, quasi senza lagrime. Solo quando l’uscio si richiuse dietro i due profughi, si sentì dalla stanza uno scoppio rumoroso di pianto.

Gasparo e Margherita entrarono in una gondola. I canali interni della città erano ancora avvolti nell’ombra, ma, guardando in su, si vedevano i comignoli delle case illuminati dal sole. E appena la gondola sboccò in laguna, il Molo, la Riva degli Schiavoni, la Salute, i Giardini, San Giorgio apparvero nuotanti in un mare di luce. Gasparo mise la testa fuori del finestrino del felze, ma la ritirò bruscamente... Sul forte di San Giorgio sventolava la bandiera gialla e nera.

Il giovane ufficiale si coprì il viso con le mani e stette un pezzo immobile e taciturno.

—Ma dov’è la mamma?—ridomandò Margherita.