Gasparo si scosse, passò un braccio intorno al collo della piccina e ripetè:

—La mamma... è andata avanti.

Giunsero al Lido e s’imbarcarono sopra un vapore ch’era pieno di gente. Non tutti emigranti però; alcuni erano venuti lì soltanto per accompagnarvi i congiunti e gli amici.

Margherita girò gli occhi inquieta e chiese di nuovo:—C’è qui la mamma?

—No, bimba mia, non è qui... è andata avanti.

La macchina diede tre fischi. Si scambiarono ancora una volta i baci, i saluti, gli auguri, le parole di conforto e di speranza; poi quelli che non dovevano partire discesero in fretta.

Il vapore si mosse. Raccolti sulla coperta, con lo sguardo fisso verso una parte, gli esuli mandarono un ultimo addio alla città che pareva fuggir dinanzi a loro. E chi singhiozzava, e chi piangeva in silenzio, e chi imprecava al destino e chi invocava il giorno della riscossa.

Margherita era seduta sulle ginocchia dello zio.

—Dove si va adesso?

—Adesso—egli rispose—andiamo intanto in un paese che si chiama Corfù.