Caduta la Repubblica, Sua Eccellenza non volle più servire nè sotto il Governo democratico che le succedette per pochi mesi, nè sotto alcuno dei Governi che si avvicendarono poi, e quest’atto, che forse in lui era da attribuirsi a sola pigrizia, fu interpretato quale una protesta dignitosa contro i nuovi ordinamenti politici della patria. È vero che questo suo nobile disdegno non gl’impedì d’essere tra i patrizi veneziani i quali sollecitarono dall’Austria la corona di conte.
Se Sua Eccellenza Leonardo Bollati abbandonò dopo il 1797 i pubblici uffici, non si può dire ch’egli si consacrasse con molto zelo alle sue faccende private, chè anzi, mortagli la moglie in età ancora fresca, egli non si diede alcun pensiero dell’unico figliuolo rimastogli, e continuò invece, fin che la salute glielo permise, a menar vita dissipata e galante. A ogni modo, sia pel fascino esercitato dal suo nome storico, sia pei ricordi che gettavano una luce favorevole sulla sua gioventù, sia per una certa prontezza e festività di spirito, sia per le maniere affabili sotto le quali egli dissimulava l’alterigia e l’egoismo nativo, sia pel largo patrimonio ch’è mezzo sicuro di coltivar le aderenze, il conte Bollati era un uomo assai popolare e molti riverivano in lui uno degli ultimi rappresentanti di quell’aristocrazia veneziana che diede così splendidi esempi di senno civile. E quantunque da alcuni anni egli non si facesse veder quasi da nessuno e lasciasse far tutto al figliuolo, la sua morte recò una scossa notevole al credito della famiglia, cosa di cui l’agente generale fu il primo ad accorgersi nel combinare l’operazione finanziaria indispensabile pel pagamento dei numerosi legati.
Sior Bortolo era una perla d’agente, che non seccava mai i padroni coi molesti predicozzi dei commessi troppo scrupolosi, che non lesinava mai il danaro, nè sollevava dubbi e difficoltà. A ogni straordinaria richiesta di fondi, egli atteggiava le labbra a un sorrisetto serafico e rispondeva:—Sarà fatto.—E non c’era pericolo ch’egli non mantenesse la sua parola. Ohibò! Si era sicuri di vederlo comparire il domani più sorridente ancora del consueto con la somma precisa di cui si aveva bisogno. E la soddisfazione che sior Bortolo provava nel compiacere la nobile famiglia era tale ch’egli diventava ogni giorno più lucido e grasso, tanto lucido da parer spalmato di lardo, tanto grasso da raggiunger quasi la forma sferica.
Sappiamo già che il conte Leonardo era intimamente persuaso che l’ottimo sior Bortolo rubasse a man salva. Ma egli diceva:—Non posso mica attender io stesso ai miei affari. E a qualunque altro li affidassi, sarebbe peggio.—Il conte Zaccaria poi non faceva neanche questo ragionamento; egli lasciava correre senza badare più in là.
Adesso però, sotto l’impressione delle profezie e delle ammonizioni paterne, egli stimò necessario di veder coi suoi occhi come stavano le cose, e ordinò a sior Bortolo di preparargli un prospettino da cui apparisse chiaro lo stato del patrimonio. E sior Bortolo con mirabile sollecitudine allestì un lavoro degno della sua perizia di contabile e di calligrafo. Frutto di queste lucubrazioni furono due nitidi specchi a doppia colonna, l’una per il dare, l’altra per l’avere. Nel primo figuravano a destra le somme a cui erano stimati i beni della famiglia, possidenze in città e in campagna, oggetti d’arte e oggetti preziosi, ecc. ecc.; a sinistra si leggevano i nomi dei varii creditori insieme con le cifre dei loro crediti. Qui c’era una bella differenza in più nell’avere. Nel secondo specchio erano disposte nello stesso ordine l’entrata e l’uscita: spese domestiche presunte, livelli, tasse, interessi dei mutui. E c’era una bella differenza anche qui, ma in senso contrario; il dare superava l’avere di parecchie migliaia di lire.
—Capisco, capisco—disse il conte Zaccaria dopo aver esaminato per mezz’ora i due prospetti in lungo e in largo—noi avanziamo ogni anno dai quattro ai cinquemila ducati.
—Scusi, Eccellenza—interpose l’agente—è proprio il rovescio. Si spendono quattro o cinquemila ducati in più.
Il conte Zaccaria si grattò la nuca.
—E come va questa faccenda?
—Ma!—rispose sior Bortolo, sprofondando la testa fra le spalle.—Mi pareva che S. E. Leonardo (pace all’anima sua) l’avesse avvertita....