L’individuo borbotta qualche parola incomprensibile che sembra aver una parentela lontana con una bestemmia.
—Bisogna vedere—soggiunge il signor Oreste rivolgendosi ai militi.
E seguìto da loro s’avvicina al misterioso personaggio, nel quale, con sua grande maraviglia, riconosce nientemeno che il conte Leonardo Bollati.
—Oh! Eccellenza—balbetta l’ex cuoco con un resto d’ossequio.
—To’, to’—dice il conte strascicando le parole.—Siete voi... bel mobile?... Anche voi in ma...a...schera?... Mi gira la testa.... Già... già che siete qui... accompagnatemi fino al... palazzo.... È vi... vicino....
Il signor Oreste non può negare un sì piccolo servigio al suo antico padrone.
—Ce n’avete... fatte di grosse... voi...—continua Sua Eccellenza appoggiandosi al braccio di quel furfante arricchitosi a spese della sua famiglia.
Il signor Oreste avrebbe voluto dire che anch’egli era stato sacrificato non riscotendo un centesimo dei suoi crediti, ma s’era ormai giunti al portone del palazzo.
—Lo sapete che... che il palazzo appartiene a...adesso a un Lo...ord inglese?
—Pur troppo, Eccellenza.... Ma!