—Nie...ente paura!... Ho tre camere... in... a...alto e... e m’han lasciato... a...anche la chia...a...ve.

Il signor Oreste aiutò il conte a introdurre questa famosa chiave nella toppa; poi disse:

—Lustrissimo, buona notte....

—Buo...o...na notte.... O che co...o...sa gridano?

Pel vicino Canalazzo passava una gondola e il barcaiuolo con voce sonora gridava:—Viva San Marco!

—Gridano:—Viva San Marco!

—Vi...va San Ma...a...rco?—ripetè a mezza voce Leonardo fermo sulla soglia.—To...o...rna la Serenissima?

—Chi può dir nulla?... Se ne vedono tante.... Buona notte, signor conte.

E la pattuglia si ritirò.

Noi non vorremmo affermare che quel grido di Viva San Marco non facesse nessun effetto a Leonardo Bollati, che nessuna fibra si scotesse in lui all’idea di veder risorger l’antica Repubblica, a pro della quale i suoi padri, per tante generazioni, avevano versato il sangue e speso l’ingegno. Ma l’impressione, come accade a chi s’è disavvezzato dal pensare e dal sentir fortemente, non fu che passeggera; egli aveva ben altro pel capo che la risurrezione della Repubblica; aveva bevuto troppo, era stanco, aveva un sonno, un sonno! Si strascinò su dei suoi centoquindici scalini, chè non ce ne volevano meno per arrivare dov’egli abitava, e si mise a letto.