Il 22 marzo aveva mutato di nuovo le relazioni reciproche dei coniugi Rialdi che sembravano destinati a essere, l’uno verso l’altro, nella condizione di due che si trovano sull’altalena.
Adesso la contessa Zanze era tornata in alto; il conte Luca era ricaduto al basso. Egli conservava il suo posto di consigliere d’appello, ma la moglie gli diceva sempre che se non lo avevano destituito era per un riguardo a lei e a Gasparo. E si rifaceva delle umiliazioni sofferte negli ultimi tempi:
—Non mi darete più della visionaria, spero? Chi aveva ragione di noi due, eh?... Dove sono i vostri tedeschi?... Quanto pagherei a sapere dove ha portato la sua pancia quel prepotente del Geisenburg! Ah se avesse fermato me invece che voi, quel giorno in piazza San Marco, avrebbe trovato pane per i suoi denti.... Ma voi, Dio ve lo perdoni, siete un coniglio....
Il conte Luca, che ormai viveva in uno stato d’orgasmo continuo, sbuffava ma non reagiva contro le tirate della moglie. Tutt’al più, in un tuono che voleva esser di comando ed era invece di preghiera, insisteva perchè tacesse:
—Che donna, santo Iddio! Non sapete star zitta un minuto. Se ne sono andati i Tedeschi? E voi lasciateli in pace.
Era difficile confessarlo, ma il conte Luca aveva paura dei vecchi padroni. I nuovi potevano fargli del male subito, i vecchi potevano fargliene più tardi.... se tornavano. E il conte Luca, senza dirlo a nessuno, senza dirlo ad alta voce nemmeno a sè stesso, non sapeva persuadersi che non dovessero tornare. Intanto s’acconciava all’inevitabile. Teneva anche lui la sua coccarda tricolore all’occhiello, faceva di gran salamelecchi ai personaggi in carica, ed era pieno d’indulgenza pegli impiegati subalterni che non andavano all’ufficio con la scusa di dover montare la guardia.
Slanciata nella fiumana del patriottismo chiassoso, la contessa Zanze era sempre in faccende e lasciava la cura delle cose domestiche a Fortunata, la quale, poverina, non aspirava minimamente a mettersi in mostra. S’occupava della casa, della bimba, faceva una scappata quasi ogni giorno fino al palazzo Bollati per aver notizie di Leonardo, per vederlo se era possibile, e la sera preparava filaccia per i feriti.
Gasparo che, venendo a Venezia, sapeva già di trovarla in famiglia, non s’era presa l’ingenerosa soddisfazione di rammentarle le sue parole di quattr’anni addietro, ma abbracciatala con benevolenza, le aveva chiesto subito della piccina.
—Dorme.... vuoi vederla lo stesso?
—Perchè no?