Margherita riposava tranquillamente nella sua cuna, con uno dei suoi braccetti nudi piegato sotto la testa, con una puppattola al fianco.
—Quella puppattola è il suo grande amore,—disse sorridendo Fortunata;—la chiama Lilì e non se ne vuol staccar mai.
Margherita aveva allora tre anni ed era una bella bimba, quantunque fosse lecito dubitare se sarebbe stata anche una bella donna, tanto più che la contessa Zanze ripeteva sempre:—Fortunata era tal quale.
Fatto si è che ell’era bianca e rosea, aveva lineamenti regolari, capelli biondi e finissimi, e nel viso un’espressione dolce, affettuosa che rammentava l’espressione materna. Era forse l’unica somiglianza che ci fosse tra madre e figliuola.
—È carina assai,—disse Gasparo.
—Non è vero?—soggiunse Fortunata tra orgogliosa e commossa.—È buona come un angelo, docile, intelligente....—Poi sospirò a voce bassa:—Povera creatura!
Gasparo, che non aveva staccato gli occhi dalla dormente, a quell’esclamazione della sorella:—Povera creatura!—sentì qualche cosa che rispondeva nel suo cuore. Povera creatura davvero! Con quel nome che anni addietro sarebbe stato una forza e oggi era una debolezza, quasi una colpa! Con quel padre di cui ella non avrebbe potuto ignorar sempre le turpitudini! Povera creatura! Chi sa che sorte l’era destinata? Chi avrebbe guidato i suoi passi sul sentiero della vita? Chi l’avrebbe protetta contro la miseria, contro le tentazioni? Certo la madre sarebbe stata pronta a darle il suo sangue, ma che valida difesa poteva esser la misera Fortunata ch’era inetta a difender sè stessa, che forse era ancora sotto il fascino dell’ignobile marito?
Di mano in mano che tali pensieri sorgevano nell’animo di Gasparo, egli sentiva anche nascere dentro di sè una tenerezza singolare per questa bambina, sentiva nascere un desiderio intenso di vigilare su lei, di tutelarla contro l’insidie d’un mondo nel quale ella entrava sotto auspicî sì tristi. Pur non disse nulla, e rivolgendosi a Fortunata che piangeva in silenzio, si limitò a susurrarle:—Coraggio!
Il primo giorno Margherita stentò alquanto ad addomesticarsi con lo zio, ma il dì appresso Gasparo, tornando dall’arsenale, si presentò alla nipote con un involto misterioso sfidandola a indovinare ciò che vi fosse contenuto. Margherita si fece rossa rossa in viso e, naturalmente, non indovinò nulla.
Allora l’involto fu aperto e comparve una splendida bambola tutta nastri tricolori, la cui vista strappò alla fanciulla un grido d’ammirazione.