Ogni settimana egli consacrava alla famiglia una mezza giornata o una notte, ed è facile immaginarsi con che lagrime egli fosse accolto dal conte Luca e dalla contessa Zanze. Chè se il conte era pusillanime come un coniglio e la contessa leggera come una farfalla, questo non voleva dire che non amassero il loro figliuolo. Negli affetti veri, nei veri dolori tutti gli uomini si rassomigliano.
Fortunata, il cui spirito debole era stato soprappreso da un nuovo accesso di fervore religioso, vedeva nella salvezza del fratello un effetto delle sue preghiere alla Madonna, e glielo diceva, e lo scongiurava di non sorridere, di non provocar l’ira del cielo con la sua incredulità.
La sola Margherita, in un’età che non capisce i pericoli, riceveva lo zio Gasparo col sorriso ilare e confidente d’un tempo. Tanto più che egli non si presentava mai alla nipotina senza un regaluccio, ed era curioso vedere quell’uomo grande e grosso, un momento prima in mezzo alle granate e alle bombe, era curioso, dico, vederlo entrar in un negozio di balocchi a prendervi dei soldatini di piombo, o delle minuscole posate di stagno o altre bagatelle simili.
La bimba, quando lo sentiva venire, gli correva incontro con le braccia aperte chiamandolo a nome, ed egli la sollevava per di sotto le ascelle, su, su, fino ad avvicinar la faccia bianca di lei al suo viso abbronzito; poi se la metteva sulla spalla e la conduceva in giro per la stanza.
Dai forti il cannone tuonava e faceva tremar i vetri.
—Vergine santissima!—esclamavano Fortunata e la madre. Il conte Luca si turava gli orecchi con le dita; Gasparo corrugava la fronte come se lo prendesse un rimorso di non esser sul luogo della pugna; Margherita imitava ridendo il suono delle cannonate: bum, bum. Poi si metteva a canticchiare una delle canzonette patriottiche di quei tempi:
Fuoco sopra fuoco
S’ha da vincere o morir,
ecc. ecc.
Oppure
E col verde, bianco e rosso
La bandiera s’innalzò,
ecc. ecc.
O quella scioccheria in dialetto