Egli si alzò in piedi sforzandosi di sorridere, e disse a Roberto che non s'era ancora mosso:—Su, su, va nella tua camera, mettiti a far qualche cosa….
Roberto esitò un momento; poi scattando dalla seggiola, si gettò fra le braccia di suo padre e ruppe in singhiozzi.
Il cavaliere Mariano, ch'era riuscito a mantenersi quasi impassibile fino a quel momento, strinse al petto il figliuolo, ch'era il suo amore e il suo orgoglio, e confuse le sue lagrime con quelle di lui. Poi ripetè con tenerezza:—Va, Roberto, rasciugati gli occhi, che tua madre quando torna a casa ti trovi composto e sereno.
Roberto si lasciò accompagnar per mano fino all'uscio, poi si avviò macchinalmente alla sua camera.—Mettiti a far qualche cosa—gli aveva detto suo padre. Oh sì davvero! Egli sentiva proprio l'animo disposto a far qualche cosa! Che poteva fare se non tornare col pensiero alla terribile rivelazione che gli aveva poc'anzi straziato il cuore? Come tutto l'avvenire, come tutta la vita aveva mutato aspetto per lui! Gli oggetti, gli uomini, gli parevano diversi affatto da prima, come accade a chi, dopo aver visto un panorama attraverso un vetro nitido, lo rivede attraverso un vetro affumicato. E non poteva versare la sua angoscia nè in sua madre, nè in Lucilla! Roberto divideva, suo malgrado, l'opinione paterna; egli sentiva che nè da sua madre, nè da Lucilla avrebbe potuto sperare efficace conforto.
II.
Siccome non c'è male a cui non si mesca qualche cosa di bene, così anche l'aver a che fare coi caratteri leggeri ha, di fronte ai gravissimi inconvenienti, qualche piccolo vantaggio. E uno di tali vantaggi è la facilità di dissimular con loro lo stato del proprio animo. Eravate lieti alla mattina e siete mesti la sera; essi se ne accorgeranno al primo momento, ve ne domanderanno conto forse, ma poi s'appagheranno di qualsiasi risposta, e, purchè non li turbiate nelle loro abitudini, vi lasceranno in pace. La tempra del loro spirito li dispone a interpretar tutto nel modo più tranquillante; c'è così poca serietà nella loro vita; perchè devono supporre che ce ne sia nella vita altrui? Roberto era cambiato, profondamente cambiato. Ma nè la signora Federica, nè Lucilla attribuivano questo mutamento a ragioni gravi.—Roberto ebbe anche nella sua infanzia di questi periodi di spleen. Ma passano—diceva la signora Federica. In quanto a Lucilla, ella trovava che Roberto voleva far l'uomo d'importanza. Dacchè aveva ricevuto elogi speciali dai professori del Politecnico, non era più quello d'una volta. Roberto soffriva di questa spensieratezza della fanciulla amata; egli avrebbe voluto ch'ella si mostrasse sollecita di saper le ragioni vere della sua mestizia, che gli strappasse di bocca quelle confidenze ch'egli non poteva farle spontaneamente; ma poi cercava di giustificarla, cercava di persuadersi ch'è un egoismo l'affliggere gli altri con la scusa che siamo afflitti noi. Del resto era inevitabile tra non molto una spiegazione. S'avvicinava il tempo in cui Roberto avrebbe dovuto partire pel suo viaggio, e poichè egli non partiva più, sarebbe ben convenuto dirne il motivo.
Lo stato del signor Mariano non peggiorava visibilmente. Egli era sotto una cura, ma il dottor Rebaldi aveva accondisceso al desiderio dell'infermo, e non s'era lasciato sfuggire una parola con la signora Federica circa alla gravità della malattia. Dal canto suo, la signora Federica era irritatissima contro il medico, il quale secondava le ubbie di suo marito.—A badare a tutto—ella diceva—si sta freschi. Anch'io, se dèssi retta a' miei nervi, dovrei prendere medicine tre volte alla settimana. Ci vuol altro! Mariano ha sempre avuto il vizio di ascoltarsi troppo.
Era un'abitudine della signora Federica di trovar un precedente a tutto ciò che avveniva. Spesso questo precedente ella lo inventava di pianta, ma esso le serviva a ogni modo per concludere:—Ciò che è passato una volta passerà ancora.
La signora Federica era stata bellissima in gioventù, ed era sempre piacente, quantunque avesse una certa tendenza alla pinguetudine. Già non aveva che quarantadue anni e conservava le sue pretese di donna galante. Bisogna dir per altro, a onor del vero, che la sua era stata sempre una galanteria innocente. Vestir bene, andare a teatro, in società, lasciarsi fare un po' la corte, tutto finiva lì. Le sue amiche non avevano mai potuto accusarla di nessun intrigo serio, e quando non lo potevano le sue amiche! Anzi esse dicevano che la sua vera salvaguardia era la sua frivolezza.—La Arconti—continuavano—non è capace d'innamorarsi. Noi, più giusti, diremo, che, in fondo, a modo suo, ella amava suo marito, e siccome non le mancava nulla, le tentazioni grosse non venivano ad assalirla.
L'assalivano le piccine. Aveva la mania delle toilettes, delle acconciature, dei gingilli d'ogni specie, e, quand'ella passava per la galleria Vittorio Emanuele, tutti i bottegai sentivano allargarsi il cuore. A casa piovevano i conti, e il signor Mariano aveva sempre pagato con rassegnazione. Adesso però gli pareva che fosse tempo di por argine a questa prodigalità, e si lasciava sfuggir qualche parola in proposito. Egli non era più giovine, non aveva più la lena d'un tempo; gli affari dell' Unione non eran più brillanti come per lo passato; c'era la crisi commerciale; tutte le cose costavano il doppio; bisognava moderarsi nei desideri, non gettar via le proprie entrate fino all'ultimo centesimo; e avanti di questo tono. Ma la signora Federica si stringeva nelle spalle.—Quante volte ho sentito questi discorsi! Sempre la crisi, sempre gli affari che non van bene, e poi tutti gli anni hai dovuto finire per confessarmi che tra le tue competenze e la tua parte di profitto guadagnavi tra le quaranta e le cinquanta mila lire. O che si deve logorarsi la vita per un po' di danaro?—La signora Federica, come si vede, era superiore alla question d'argent, o, a meglio dire, l'aveva risolta a suo modo: ci fossero quattrini o no, a lei bastava spendere. Nondimeno, ella aveva la degnazione di concludere che aveva capito e che farebbe volentieri qualche sacrifizio, pur di non turbare la pace domestica. E infatti per una settimana ella si metteva in economia; poi l'acqua tornava a correr giù per la sua china. Roberto s'infastidiva, avrebbe voluto dir la sua opinione anche lui, ma la signora Federica non lo lasciava parlare.—Quel Roberto diventa intollerabile—ella brontolava.—Un ragazzo moralista! Si può dar di peggio?—C'erano momenti in cui il giovane si sentiva salire alle labbra la rivelazione della catastrofe ch'era sospesa sul capo della famiglia, ma ne lo tratteneva la promessa fatta a suo padre. E il signor Mariano, egli pure, aveva strane indulgenze verso sua moglie. In fin dei conti—egli osservava talvolta al figliuolo—ella avrà abbastanza privazioni da imporsi dopo; lasciamo che adesso faccia a suo talento. Il cavaliere Arconti era uno di quegli uomini, e son tanti, che, dotati di una singolare energia di carattere, spiegano tutta questa energia nella loro vita esteriore, e non ne esercitano affatto entro le pareti domestiche.