—E io sono ancora al tuo fianco—rispose il cavaliere Mariano.—Noi cercheremo insieme ciò che può convenirti…. Intanto sai che mi fa un gran bene il vederti così ragionevole, così disposto a compiere il tuo dovere…. È un destino…. Tocca a te quello ch'è toccato a tuo padre… Coraggio, Roberto… Ci si fa uomini a questo modo…. Coraggio e silenzio con tutti. Riprenderemo il colloquio in altro momento….

Roberto non si decideva ad andarsene.

—Hai da chiedermi qualche cosa?

—E a Lucilla—disse il giovine con peritanza—a Lucilla posso dir nulla?

La fronte del signor Mariano si annuvolò.

—Lucilla—proseguì Roberto—è la fanciulla che amo, è quella che dovrebbe essere un giorno mia sposa. Non ha diritto a tutte le mie confidenze?

—Sei tu ben sicuro di attingere da lei la forza che ti occorre?—domandò il cavaliere Arconti.—Sei tu ben sicuro ch'ella ti reggerà nei virili propositi?

—O padre mio—proruppe Roberto—oggi dunque crolla tutto l'edifizio della mia felicità? Dovrei dubitare anche di Lucilla?

—No, povero ragazzo, non dubitarne. Colei che ti amò nei giorni lieti, ti amerà pure, io ne ho fede, ne' giorni tristi e procellosi, ma Lucilla è assai giovane, è allevata nel cotone; non si può esiger troppo da lei…. Bada a me, non precipitare…. Aspetta a parlare più tardi, quando sarai rimesso un poco dal tuo turbamento…. Aspetta.

Il signor Mariano capiva benissimo che i suoi argomenti valevano poco, che in massima suo figlio aveva ragione, ma ciò che lo faceva parlar così era il timore che Roberto dovesse esporsi a un nuovo e più amaro disinganno. Egli non aveva mai visto di molto buon occhio l'amore di Roberto per Lucilla, che gli pareva una ragazza non cattiva, ma frivola. E nessuno meglio di lui poteva sapere quanto grave fosse il non aver a compagna una donna di tempra salda e vigorosa.