—Povere donne!—pensava Roberto.—Quanto più cuore e quanto più ingegno di voi ha la damigella d'alto affare di cui discorrete con quest'aria di superiorità!

Per abbreviare il cammino, egli aveva preso una viottola che s'insinuava serpeggiando tra fitte macchie d'arbusti. L'ora ed il luogo erano pieni di solitudine e di silenzio. Non si sentiva che il ronzio degl'insetti e il mormorio lievissimo delle fronde accarezzate dalla brezza vespertina. Ma ad un tratto parve a Roberto di udir rumore come di una persona che s'avanzasse cautamente da un lato della strada… Tese l'orecchio; non sentì più nulla; aguzzò l'occhio e non riuscì a veder nulla. Pur non era tranquillo: si risovvenne delle ammonizioni di Maria; rammentò il carattere violento di Cipriano, le sue minaccie, la sua scomparsa, e temette un'insidia. Non era uomo da cercar salvezza nella fuga, nè, a ogni modo, sarebbe stato più in tempo di fuggire. L'aggressore, se non era tutta un'allucinazione dei sensi, doveva trovarsi ormai a pochi passi. Deliberò di affrontarlo risolutamente, armò il revolver che portava sempre con sè, e si diresse dalla parte ond'era venuto il rumore, procurando quanto più fosse possibile, di coprirsi colle fronde e coi rami. Non aveva fatto due passi quando la doppia canna d'una pistola luccicò tra le foglie, due colpi echeggiarono uno dopo l'altro, due palle gli fischiarono rasente alla testa e andarono a configgersi nell'esile tronco d'un arbusto dietro di lui. Nello stesso punto s'intese un grido di dolore e di rabbia, e un uomo livido in viso, con gli occhi injettati di sangue, con la barba incolta, coi capelli arruffati, sbucò dalla macchia. Era Cipriano, o piuttosto la larva di Cipriano. Le veglie, il digiuno, i patimenti d'ogni sorta, i malvagi pensieri avevano fatto di lui un altr'uomo. Restava appena una traccia della sua maschia bellezza; la sua fisonomia aveva l'espressione dei momenti peggiori; qualche cosa di sinistro, di selvaggio, di feroce. Parve sulle prime ch'egli volesse scagliarsi sull'Arconti, ma, quando vide che questi teneva il revolver appuntato contro di lui, comprese che era inutile ogni attacco, gettò lungi da sè la pistola scarica, e preferì di aspettare impavido la morte.—Perchè non fa fuoco?—egli chiese a Roberto, arrestandosi e incrociando le braccia.

Roberto abbassò lentamente l'arma e senza rispondere alla domanda disse:—Non vi credevo un assassino.

—Volevo ucciderla. Se l'avessi sfidato a duello, mi avrebbe riso in faccia, non si sarebbe degnato di battersi meco…. Non avevo altro modo che questo…. Se fossi riuscito, direbbero che sono un furfante; ho sbagliato il colpo, e diranno che sono anche un imbecille……. La finisca lei; faccia fuoco; meglio così che sulla forca.

—Disgraziato, e perchè volevate uccidermi?

—Non lo sa? Perchè vedo in lei la sorgente di tutti i miei mali… Non ne avrà colpa forse, ma che importa? Il fatto non muta per questo… E poi non è un mistero per nessuno…. Io sono cattivo…. C'era un'unica persona che poteva trasformarmi, e non ha voluto…. Per causa di chi? Per causa di lei…. Oh sicuro, lei non se n'è immischiato; la sua amante, la sua fidanzata è a Milano; lei a questa non pensa, ma che vuol dir ciò? Se non fosse mai venuto qui, Maria avrebbe finito coll'amarmi, Maria sarebbe oggi mia sposa…. Invece m'ha rifiutato, e lo vede, il suo rifiuto m'ha travolto il cervello…. Avevo conquistato una brillante posizione nella miniera, e ho perduto tutto; se mi mostrassi, i miei capi mi chiuderebbero la porta in viso e i miei subalterni mi lapiderebbero…. Non vivevo più che per questa vendetta, e m'è fallita anch'essa, e porto ugualmente in fronte un marchio d'infamia… È vero, ho commesso un delitto, ho commesso una viltà…. Bisogna espiarla. Faccia fuoco…. Sarà un'opera di misericordia.

Roberto si guardò intorno. Poi disse con piglio solenne:—Avete ragione; la vostra vita è in mano mia; posso togliervela, e di me nessuno dubiterà ch'io sia un assassino; posso denunziarvi alla giustizia, e nessuno dubiterà ch'io sia un calunniatore… Ma se non volessi fare nè una cosa, nè l'altra?

—E che vorrebbe fare?

—Voglio dirvi: nessuno ci ha visto: quello che è avvenuto può rimanere un secreto fra noi, purchè partiate subito da questi paesi, purchè andiate lontano, purchè non turbiate più la pace d'una persona ch'io giuro di difendere contro le vostre insidie….. Che decidete?

—Mi uccida o mi denunzi. Rimango.