—Sciagurato! Quanti anni avete?
—Ventisei. Che le importa saperlo?
—E a ventisei anni la vita non ha per voi altri allettamenti che l'odio e il pensiero della vendetta? E piuttosto di rinunziare ai vostri feroci propositi, vi rassegnate a chiudere i vostri giorni tra i quattro muri d'una carcere confuso coi delinquenti volgari…. voi che forse eravate nato a qualcosa di meglio?
Cipriano ebbe un istante di esitazione. L'ingegnere Arconti se ne avvide, e continuò con più calore.—Siete giovine, Cipriano, voi potete ancora diventare un altr'uomo, potete spendere la vostra energia, il vostro ingegno in opere sane e feconde, potete conquistare la stima dei buoni, potete amare ed essere amato. Vedete, io credo in voi più che non ci crediate voi stesso; vi credo un traviato più che un malvagio. Badate a me, giacchè v'è aperta una via di scampo, approfittatene prima che sia troppo tardi… Perchè, ve lo giuro, oggi io sono disposto ad agevolare la vostra fuga, a procurarvene anche i mezzi, se non li avete, a tacere, a obliare il triste fatto che mette in mia balìa il vostro nome, la vostra esistenza; ma domani…. oh domani sarò inesorabile…. Valduria non deve essere infestata dagli aggressori di strada.
Mentre l'ingegnere Arconti parlava, cento pensieri diversi attraversavano lo spirito di Cipriano e si dipingevano sulla sua fisonomia mobile ed espressiva. All'ammirazione pel nemico generoso che voleva salvarlo succedeva un odio tanto più fiero ed intenso quanto più egli pativa d'essere umiliato da questa generosità; al sentimento della vita che gli si ridestava nell'anima succedeva la persuasione che tutto era finito, che non c'era più avvenire per lui. La vergogna del delitto tentato contrastava col dolore della vendetta rimasta incompiuta, il nobile impulso di chiedere perdono all'uomo che aveva voluto uccidere era soffocato in Cipriano dall'orgoglio nativo ribelle ad ogni atto di resipiscenza.
E l'orgoglio prevalse. Rilevando solo l'ultima parte del discorso di Roberto, egli rispose con voce cupa e velata dalla collera.—Domani….. Ha detto domani…. Prima di domani saprà mie notizie.
Si chinò rapidamente, raccolse la pistola che aveva gettato a terra, e si dileguò in un baleno.
L'Arconti stette un momento in forse se doveva inseguirlo e strappargli il segreto delle sue parole; poi riflettè ch'era miglior consiglio il lasciarlo meditare da solo sull'insidia codarda che aveva teso, sulla proposta di salvezza che gli era fatta; possibile che qualche cosa di buono, che qualche cosa di sano non gli si svegliasse nell'anima? Ma se invece tentasse un nuovo delitto? Contro di chi? Contro di lui per la seconda volta? Ebbene, si difenderebbe. Contro di Maria? Quest'idea turbò singolarmente Roberto, che giurò a sè stesso di vigilar sulla giovinetta fino all'indomani. L'indomani, poi, se Cipriano non dava serie guarentigie di allontanarsi per sempre da Valduria, la giustizia sarebbe stata informata di tutto. Non aveva diritto di tacere; non si trattava soltanto di lui; era Maria, era Odoardo che conveniva tutelare contro gli eccessi d'un forsennato. Giunto a casa, non fece parola dell'accaduto, nè lo sguardo scrutatore di Maria avvertì alcuna alterazione nel suo volto. Ma per quel giorno non volle più scendere in miniera, disse che aveva da rivedere alcuni conti, e si ritirò nello studio per non uscirne che a ora di cena. La sera rimase col Selmi e con sua sorella. Odoardo in maniche di camicia, col colletto sbottonato, fumava, beveva, sonnecchiava, stirando ogni tanto le braccia e mettendo degli sbadigli rumorosi. Maria aveva preso silenziosamente da un cassetto un libro francese e pareva voler dire a Roberto: Quand'è che ripiglieremo le nostre lezioni? Egli indovinò il suo pensiero, e le chiese:—Dunque ha studiato da sola? Ormai capisce quello che legge?
—Mi par di sì.
—Via, mi faccia sentire.