—Appunto.
Ella trasse un profondo sospiro, ed entrò, inchinata con grande ossequio dal padrone dell'albergo, che non era avvezzo a ricevere viaggiatori così eleganti. Anche il cuoco, in giacchetta e berretto bianco, si affacciò alla soglia della cucina per veder passare la maestosissima forestiera; poi tornò a' suoi fornelli pensando ch'era venuto il momento di farsi valere.
La signora Federica girò tutte le stanze dell'albergo senza trovarne una che le convenisse; finalmente dovette accomodarsi alla meno peggio.
—In mezz'ora sono con te—ella disse al figlio.—Ordina intanto il desinare.
Si chiuse nella camera, ma siccome le mancava ora questa cosa, ora quella, suonò il campanello almeno una dozzina di volte e mise in iscompiglio tutta la servitù. Non ci sono rose senza spine, e il padrone del Grand Hôtel Royal di…. scontò con qualche piccola noja l'insigne onore di alloggiare la signora Arconti.
Ella non comparve nella salle à manger che dopo un'ora e più di toilette. Roberto, sui carboni accesi, l'aspettava seduto a tavola, sbocconcellando il pane per ingannar il tempo. Il desinare aveva sofferto dell'indugio ed era freddo; la signora Federica lo trovò pessimo, come pure trovò shocking l'ambiente, indecorose le stoviglie, sudicia la biancheria, orribili le posate. E pensare che tutto doveva esser peggio a Valduria! La signora Federica, dopo aver fatto le sue critiche in lingua francese per darsi più tono e per non esser capita dai camerieri, concluse con un'osservazione filosofica:—Gli uomini sono come le bestie; finiscono a vivere in mezzo alla sporcizia senza accorgersene.
Roberto la lasciò sfogarsi, ma quando gli parve ch'ella avesse vuotato il sacco delle sue querimonie,—Mamma—le disse giungendo le mani in atto supplichevole—toglimi di pena; spiegati…
—Il motivo del mio viaggio?… Eccomi qua…
Basta che tu non m'interrompa…. Hai sempre quel brutto vizio…
—Non t'interromperò… Parla.