Alla fine porse in silenzio il foglio a sua madre. La signora Federica lesse:
«Cara Lucilla. L'offerta ch'io t'avevo fatta era una prova di amore e di rispetto, perchè alla donna rispettata ed amata l'uomo non può offrir nulla di più onorevole che di divider con lui la posizione ch'egli ha saputo conquistarsi col suo lavoro. L'offerta che tu mi rinnovi col mezzo di mia madre mi avvilisce e mi umilia. Pur troppo noi intendiamo in modo diverso i sentimenti e i doveri su cui si fonda un'unione destinata a durar tutta la vita. Cresciuti insieme sin dalla prima età, nutriti nella speranza di non dividerci mai, noi ci troviamo invece costretti a una separazione penosa. Addio, Lucilla. Che tu possa esser felice. Io non sarò più tale sulla terra. Da quando è morto mio padre, non ho sofferto mai come oggi. Addio, saluta i tuoi genitori, e specialmente la buona signora Giulia.
«ROBERTO ARCONTI.»
La lettura di questa lettera strappò alla signora Federica una serie di esclamazioni che esprimevano la sorpresa, lo sdegno, il dolore. Giunta alla fine, non seppe più tenersi, e, rossa in viso dalla collera, lacerò il foglio, protestando che non avrebbe certo acconsentito a portare un simil messaggio.
Roberto, spiegando una sovrumana energia per non prorompere, raccolse i frammenti della lettera e disse.—Quand'è così ricopierò il mio scritto e mi servirò della posta.
Ma una tale tranquillità non riusciva che a irritare maggiormente la signora Federica.
—È un'infamia—ella disse.—Tu non hai nè testa, nè cuore. Rovini il tuo avvenire, pianti Lucilla, e getti nella miseria tua madre.
—Povera mamma! Tu fai i conti in una certa maniera…. Credi sul serio che saremmo più ricchi di adesso il giorno in cui fossi in casa Dal Bono a godermi i frutti della dote di Lucilla e il piccolo stipendio che forse mi darebbe il signor Benedetto come suo agente?
—Oh il signor Benedetto non vive molti anni, e allora….
—Via, non facciamo questi calcoli vergognosi…. Sappi invece che, quando mi capitò il tuo dispaccio, io stavo per iscriverti che ero nominato direttore della miniera di Rignano a pochi chilometri da Valduria, e che la mia posizione è mutata in modo da permettermi di portare il tuo assegnamento mensile a cinquecento lire. Aggiungi a questo il frutto della tua dote, e l'altre piccole entrate che ti rimangono…. È la miseria?