In altri tempi questa notizia avrebbe prodotto un gran piacere alla signora Federica, ma infatuata com'era nell'idea del matrimonio, ella si strinse nelle spalle e disse:—L'interesse? Mi curo forse dell'interesse? È il decoro che mi preme…. Un Arconti minatore, mentre potrebbe essere accolto a braccia aperte nella miglior società di Milano come marito d'una ricca ereditiera…. Oh, questo colpo non me l'aspettavo….
—Eppure, cara mamma, ho parlato sempre ad un modo.
—Non lo nego, ma chi poteva immaginarsi un'ostinazione simile? Anche Mariano era ostinato, ma non così, non così…. Già per me è finita…. È come se non avessi più figlio.
—Vuoi venirci a stare con questo figliolo snaturato?
—Io in questi luoghi? Io ridurmi una contadina?
—È vero, qui tu staresti a disagio, e io non insisto. Ma sappi che le braccia e la casa di tuo figlio ti son sempre aperte. Un giorno gli darai forse ragione.
—Mai, mai—rispose la signora Federica. E soggiunse:—Adesso voglio partire al più presto; anche questa notte, se c'è una corsa.
—Non puoi partire che domattina…. Avrai bisogno di riposo…. Va nella tua camera…. Dormirò anch'io in questo albergo, e ti accompagnerò domani alla stazione…. E, a proposito, hai tutto il denaro occorrente pel viaggio?
La signora Federica guardò nella borsa e si accorse di non aver che poche lire. Sulle prime ne fu maravigliata perchè le pareva d'esser uscita di casa col portamonete ben fornito, ma poi si ricordò che alla stazione di Milano aveva avuto la debolezza di comperare un piccolissimo pappagallo offertole per quaranta lire, una miseria. L'aveva consegnato alla cameriera perchè lo mettesse nel salottino; sarebbe stata una compagnia; era così sola! Sperava poi che questo pappagallo non farebbe la riuscita dell'altro che ella aveva avuto in passato; questo era giovine, se lo sarebbe educato lei.
Roberto, malgrado della tristezza che l'opprimeva, non potè a meno di sorridere.