—Ecco, i pappagalli non si possono proprio ritenere una spesa necessaria…. Pazienza…. Domattina comprerò io il biglietto…. E questo vestito da viaggio quanto ti costa?

—Non lo so, non ho fissato il prezzo.

—Quando ricevi il conto, mandalo a me…. T'avrò fatto un piccolo regalo.

—Se speri di ammansarmi con queste moine, t'inganni—rispose la signora Federica, che aveva però rimesso alquanto della sua baldanza dopo la confessione dell'acquisto del pappagallo.

Fatto si è che la mattina seguente ella si alzò molto più calma. Non che si fosse persuasa delle ragioni di suo figlio; tutt'altro. Persisteva sempre a volerlo sposare con Lucilla, ma aveva una nuova idea. Avrebbe parlato con un tale, persona molto influente in paese, raccomandandogli di trovar subito a Milano un posto per Roberto che gli rendesse quanto la direzione della miniera. Allora, per Bacco, non ci sarebbero più obiezioni.

—Ce ne sarebbero due sole—osservò Roberto—la prima ch'io sono impegnato con la Sulphur Society per cinque anni, la seconda che il matrimonio tra Lucilla e me ormai è impossibile. Tu non vuoi portare a Lucilla la mia lettera, e sia pure. Questa lettera la imposterò alla stazione io medesimo.

—Sei un caparbio—disse la signora Federica, arrabbiandosi di nuovo.—Ma io farò che Lucilla non dia retta a quello che tu scrivi, io ti salverò tuo malgrado.

—Povera mamma!—esclamò Roberto, ripetendo ancora una volta una frase che gli era venuta sulle labbra così spesso nello spazio di poche ore.

Prima di salire in vagone, la signora Federica sussurrò all'orecchio di suo figlio:

—E le cinquecento lire cominci a spedirmele il mese venturo?