—È l'Assemblea dell' Unione?—chiese la signora Giulia.
—Già, di quella famosissima Unione che, a sentir Arconti, doveva diventar quasi una seconda Banca Nazionale, che adesso invece ha le azioni al disotto del pari…. Grazie al cielo, di queste azioni io ne ho poche…. A dar retta a Mariano, avrei dovuto comperarne qualche centinaio….
La signora Giulia domandò timidamente.—Non andrai davvero all'Assemblea?
—Non andrò, non andrò; che c'è?
—Oh…. nulla…. ma Federica sperava che avresti votato per la Presidenza….
—Io non voterò nè pro, nè contro…. Io non andrò in persona, nè darò procura a nessuno; ecco quello che farò…. Mi si vorrebbe mettere in impicci, ma non ci si riuscirà…. Non intendo perder la mia quiete…. Non intendo guadagnarmi una malattia di cuore, io…. Oh su questo punto non transigo…. Già non avrei che due voti…. E due voti di più o di meno non fanno nè caldo, nè freddo…. Io me ne lavo le mani, me ne lavo le mani affatto.
Dopo aver espresso questa idea conforme ai più rigidi precetti della pulizia, il signor Dal Bono prese un'altra pastiglia e uscì dalla stanza, lasciando ordine che non lo si disturbasse per nessuna ragione.
Lucilla non tardò a ricomparire nel salotto. Gipsy le era alle calcagna, secondo il solito.
—Adesso che non c'è' più il babbo, si potrà riaprire…. Sta quieta, Gipsy…. Non salir sulle sedie.
—Senti, Lucilla—cominciò la signora Giulia, che avrebbe pur voluto preparar l'animo della figliuola agli ostacoli che stavano per sorgere sul suo cammino. Ma in quel punto si spalancò l'uscio ed entrò Roberto.