Non ostante la sua promessa, Roberto non aveva trovato il momento di far una corsa a Valduria. Erano giunte bensì parecchie imbasciate sue coi suoi saluti e con le sue scuse. Diceva d'essere affranto dal lavoro e di dover restar quasi senza interruzione, dì e notte, in miniera.

—Non potrebbe darci retta nemmeno se andassimo noi a cercarlo—osservò un giorno Odoardo, dopo aver preso in esame l'idea d'una gita a Rignano.

La mancanza di Roberto pesava immensamente anche a Odoardo, il quale, non solo s'era avvezzato a pender dal suo labbro in tutto ciò che si riferiva alla miniera, ma lo considerava come uno di famiglia. Così avesse voluto entrare nella famiglia davvero!

Maria soffriva molto più di suo fratello, ma faceva il possibile per nasconderglielo, per andargli incontro col viso sereno e ridente. Però non ci riusciva che a mezzo, e Odoardo si lasciava scappar qualche volta un sospiro e un'esclamazione:—Povera sorellina mia!

Ella non gli permetteva di continuare, e mettendosi un dito sulla bocca, diceva in tono di comando;—Zitto. Non voglio questi compianti.

Quando non aveva testimoni, quand'era sola, le accadeva spesso di sentirsi le guancie inondate di lagrime.

Un'occupazione estremamente geniale per lei era quella di tener in ordine i libri del suo amico lontano. Li tirava fuori dagli scaffali a uno a uno, li spolverava con diligenza, e poi li riponeva delicatamente al loro posto. Allorchè le capitava sott'occhio un volume che aveva visto più spesso in mano di Roberto o del quale aveva letto qualche squarcio con lui, ci fermava l'occhio più a lungo, evocando i bei giorni fuggiti.

A quest'occupazione ell'aveva atteso appunto nella mattina in cui successe a Rignano il tragico fatto che già conosciamo. Poi s'era avvicinata alla finestra, e tenendo sollevato un lembo della cortina guardava la campagna ubertosa, e la poca acqua del fiume che si svolgeva nella valle come un nastro d'argento, e le cime dei monti velati da tenui vapori. In mezzo a quei monti c'era Rignano, e il pensiero di Maria volava a Roberto. Dov'era in quel momento? Che faceva? si ricordava di lei? Era la stagione in cui l'estate muor nell'autunno, e l'uva s'indora sui tralci, e i campi s'allegrano delle biade mature. L'anno scorso, proprio in quel tempo, i due giovani imprendevano delle lunghe passeggiate insieme, e l'ingegnere Arconti, non ancora invaghito della vita di miniera, aveva detto una volta alla sua compagna—Gli uomini sono pur curiosi! La terra è così bella alla superficie, ed essi vanno a tormentarla a parecchie centinaia di metri di profondità; è così bella la luce, ed essi cercano le tenebre; possono inebbriarsi nel profumo delle rose, e si divertono a empir l'aria di odori antipatici, come per esempio quest'odore di zolfo che fa venir la tosse….

Oh! A poco a poco egli s'era ben avvezzato all'odore di zolfo.

E Maria pensava a tante altre cose successe in un anno! La vecchia Gertrude era morta benedicendola e augurandosi ch'ella fosse la sposa, la confortatrice del figlio suo. Ella invece aveva sdegnosamente respinto quel suo innamorato, ed egli, reso quasi pazzo dal dolore, era divenuto assassino e suicida, e riposava ora presso alla madre nel camposanto. Riposava? Chi sa se i morti riposano? Se non maturano nel silenzio della tomba, se non compiono per mezzo di strumenti invisibili le vendette che meditarono in vita? Maria provò un senso di freddo e di paura. Le parve che Cipriano sorgesse dal suo sepolcro a minacciar Roberto. Lasciò cader la tendina, e si ritrasse dalla finestra.