—Ecco—gridarono i due minatori che smovevano la terra, mentre gli altri erano occupati a puntellare la vôlta.

S'era aperto un breve spiraglio, non tale però che una persona potesse passarvi.

L'ingegnere Selmi si cacciò avanti chiamando—Roberto, Roberto!

Nessuna risposta, nessun gemito, nessun movimento.

Si ricominciò a lavorare in silenzio con l'animo pieno di tristi presentimenti.

Quando il foro fu abbastanza largo, Odoardo vi avvicinò la lampada e tentò di perlustrar con lo sguardo la buja caverna. Ma non se ne vedeva che una piccolissima parte, ed egli non riuscì a discerner nulla.

La breccia fu ampliata di nuovo e il Selmi entrò seguìto da alcuni minatori.

Roberto giaceva supino, bruttato di fango, con le guancie livide e smunte, coi capelli arruffati, più simile a un cadavere che ad un corpo in cui s'agiti ancora la vita.

Inginocchiato accanto all'amico, Odoardo Selmi cercava invano di sorprendergli in viso un moto, una contrazione.

Una mano gli si posò lieve lieve sulla spalla. Era Maria, penetrata lì dentro senza che alcuno osasse di opporsele.