Ella non opponeva più resistenza. In quella stretta c'era tanta dolcezza da compensarla di ciò ch'ell'aveva sofferto in passato, di ciò ch'ella avrebbe sofferto in avvenire. Non per lui solo; anche per lei era meglio che Roberto tacesse. Le sue parole, per quanto piene d'affetto, non potevano che richiamarla alla realtà delle cose. Invece ella sognava e voleva continuar a sognare.

Pur se le fosse stato concesso di vedere ciò che si passava in quel momento nell'animo di Roberto, la realtà non l'avrebbe atterrita, ma le sarebbe anzi parsa più bella dei sogni. Non era, no, una sterile pietà, non era una volgare riconoscenza; era un'ammirazione profonda per la donna che univa a modi così semplici e schietti tanta copia di virtù e d'eroismo, era un acuto rimorso di non averle reso giustizia, era una brama impaziente di riparare ai torti che le aveva fatti. Non sapeva intendere come avesse potuto preferirle Lucilla, come a questa frivola giovinetta avesse potuto dare un impero tale sopra di lui che, anche dopo averle scritta la lettera di congedo, non gli riusciva di evocarne l'immagine senza un turbamento indescrivibile. Cessando di regnare, ella aveva però conservato abbastanza potere da impedir che altri regnasse in sua vece. Ma ora l'idolo era infranto, ora la sua catena era finalmente spezzata. La stessa avvenenza di Lucilla gli pareva fredda e scolorita: era una bellezza di statua, e la statua non aveva più un'anima dacchè egli non le prestava la propria. Noi non sapremo mai per quanta parte l'aspetto delle cose vedute dipenda dagli occhi con cui le vediamo.

Roberto Arconti si riaffacciava libero alla vita, e la libertà gli era tanto più cara quanto migliore era l'uso che poteva farne. A chi offrirla se non alla vereconda fanciulla, il cui amore intenso e discreto aveva vegliato su lui sin dal primo giorno ch'egli era giunto a Valduria? Ed egli aveva creduto di non amarla perchè il suo affetto per essa non era una fiamma divoratrice, non era una febbre dei sensi come la passione che l'aveva acceso per Lucilla? Ma s'ingannava. L'amore veste forme diverse, e il più violento non è sempre il più vero. Così i mari più tempestosi non sono i più profondi.

E l'amore in ciò che ha di più gentile e soave si rivelava a Roberto mentr'egli teneva stretta la mano di Maria e figgeva lo sguardo nel viso di lei, che non osava alzar gli occhi per tema di veder fuggire la sua felicità.

Un raggio di sole entrò nella stanza e andò a posarsi, tremolando, sul soffitto. Maria si scosse e fece atto d'alzarsi.

—Dove va?—chiese Roberto.

—Vado a chiuder meglio le imposte, ella rispose.

—No—ripigliò il giovine, sollevandosi alquanto sui gomiti—non ce n'è bisogno…. Ormai non sono più tanto debole… Posso guardare il sole… e, se ne persuada, posso anche parlare. Rimanga qui. Devo dirle una cosa.

—Una cosa a me?—susurrò Maria con voce strozzata dalla commozione.

In quel punto si aperse l'uscio. Era Odoardo.