—Lucilla!—interruppe la signora Giulia, ch'era sempre più sulle spine.

—Non abbia paura; signora Giulia. Non consentirei io stesso a questo matrimonio prima d'avere una posizione.

—Soliti eroismi—osservò Lucilla indispettita.

—Non sono eroismi; è una legge d'onore… Un marito che voglia essere rispettato non deve vivere a spese della moglie…. Io non consentirei a sposarti finchè non fossi in grado di mantener la mia famiglia; ma tu aspetterai fino a quel momento, non è vero? Anche se sarò costretto ad andar lontano di qui, mi aspetterai?… Oh questo, signora Giulia, non può sembrarle indiscreto…. La Lucilla ed io ci si ama fin da fanciulli.

—Figliuoli miei—rispose la signora Dal Bono cedendo suo malgrado all'intima commozione dell'animo—lo sapete se ho visto di buon occhio quest'affetto che è cresciuto con voi. Può dirlo la tua mamma, Roberto, quante volte s'è discorso di farvi marito e moglie…. Io spero che tutto andrà secondo i nostri desideri; ma adesso ci vuol pazienza, ci vuol prudenza…. Mio marito ha le sue idee; non conviene prenderlo di fronte…. Già siete tanto giovani tutti e due…. E tu, Roberto, hai ingegno, hai buon volere; vedrai che il diavolo non sarà così brutto come pare.

—Grazie, signora Giulia—proruppe l'Arconti, stringendo la mano della buona donna.—Avrò dunque una difesa in lei?

—Sì…. ma se cominciassi col chiederti qualche sacrifizio?

—Che sacrifizio?

—Per esempio…. di rallentare un po' le tue visita a Lucilla….

—Oh mamma!—disse la ragazza in tono di rimprovero.