Roberto preferì di cenare. Non gli pareva vero di trattenersi ancora un poco in quell'ambiente schietto, sereno, affettuoso.
Maria non era bella. Era magra, pallida, con fattezze piuttosto irregolari; ma aveva due grandi occhi cilestri pieni di dolcezza e di pensiero, e una bocca facile a sorridere e guarnita di bianchissimi denti. Due anni addietro una malattia le aveva fatto cadere i capelli. Aveva dovuto tagliarseli corti corti, e adesso le crescevano lentamente, ciò che contribuiva a darle un'aria quasi infantile. La sua vocina era melodiosa, insinuante, di quelle che fanno spiccare ogni parola.
—Maria esercita la sua alta direzione anche sulla cucina—disse Odoardo.
—Davvero? Mi congratulo con lei della sua abilità,—osservò l'ingegnere Arconti, che trovava saporitissime le vivande.
Durante la cena, un ragazzo portò il baule, ch'era rimasto all'osteria.
—Aspetta lì—disse la giovinetta—or ora bisognerà metterlo nella camera dell'ingegnere.—Intanto bevi un bicchier di vino.
—Ci sarà poi anche una cassa—soggiunse Roberto.—La vettura non la conteneva, e bisognò lasciarla alla stazione. Mi assicurarono che ci sarà modo di averla qui domani.
—Senza dubbio—rispose il Selmi.—Dovevo immaginarmelo che in quella timonella tutto non ci sarebbe stato….
—Se avessi badato a me—insinuò Maria.
—Avrei fatto meglio—assentì Odoardo. Indi rivolgendosi all'amico:—Sarà una cassa di biancheria.