E Lucilla intanto gli sorrideva dall'album ch'egli teneva aperto sul tavolino, ed era così bella, così bella! Roberto non ebbe il coraggio di disgustarla, e finì di vestirsi come se avesse dovuto passare da lei. Indi si affacciò alla finestra.

Proprio sotto la finestra c'era in quel momento Maria, chinata a dar da mangiare ai pulcini.

—Buon giorno, signora Maria—disse Roberto.

Ella alzò la testa, e rispose sorridendo:—Buon giorno, signor Arconti. Bella occupazione, non è vero, la mia? Ma credevo che dormisse ancora….

—Le strane idee ch'ella ha di noi cittadini…

—Ebbene, giacchè è alzato, vuol scendere?

—Sicuro.

—Scenda allora, le darò il caffè e latte… E poi la condurrò un poco in giro.

Roberto fu in due salti nel salotto ove aveva cenato la sera innanzi e ove la Caterina stava spolverando i mobili. Anche di quel salotto gli era sfuggita la sera prima la rustica semplicità. Nel mezzo una tavola rotonda dal piano non levigato e dalle gambe tentennanti, a una parete una credenza di legno comune, la cui cornice non correva parallela al soffitto, ma, prolungata, avrebbe fatto con esso un angolo acuto, in giro alcune sedie di paglia, sui muri quattro litografie a colori rappresentanti le quattro stagioni.

Maria s'era dileguata, ma comparve di lì a pochi secondi con un vassoio sul quale c'era una tazza di caffè e latte e alcune fette di pane.