—Ebbene—egli disse,—avete fatto un giro lungo?

Maria si rasserenò alla vista di suo fratello, e gli descrisse in poche parole la passeggiata che aveva fatto fare al suo ospite.

—Non sei mica stanco?—ripigliò Odoardo prendendo per un braccio l'Arconti.

—Stanco? Figurati.

—Ebbene, adesso verrai con me fino all'ora del desinare…. Ma vestito così? ah nemmeno per sogno!

L'ingegnere Arconti dovette di buona o di mala voglia ricorrere al guardaroba dell'amico Selmi. Indossò un vestito unto e bisunto, calzò un paio di stivaloni inzaccherati di fango, e si acconciò in testa un cappellaccio che aveva perduta la forma e il colore primitivo. Inoltre Roberto, quantunque non fosse nè piccolo, nè esile di persona, non poteva gareggiare col Selmi nella magnitudine delle forme, onde la giubba gli era troppo ampia, i calzoni troppo lunghi, gli stivali e il cappello troppo larghi. Avrebbe riso del suo aspetto grottesco se il suo sucido abbigliamento non avesse offeso ad un tempo le suscettività del suo odorato e quelle dei suo senso artistico.

—Hai l'aria d'un ragazzo che ha preso l'olio—gli disse Odoardo, che si divertiva fuor di misura alle smorfie del suo antico condiscepolo.—Se tu vedessi come arricci il naso e che sberleffi fai con le labbra.

—In verità—rispose Roberto—se non ho preso l'olio per bocca, lo prendo per infiltrazione…. A spremer questa roba….

—Bazzecole…. Qualche goccia colata dal lume con cui si scende in miniera, un po' di grasso proveniente dall'essere stato troppo vicino a una macchina…. ma il più è fango, sai…. Coraggio, coraggio; anderemo prima sotterra, poi visiteremo i forni fusori e le altre officine…. Avevo ordinato a Cipriano di esser qui…. Ah eccolo….

S'avanzò un giovinotto di statura alta, di carnagione e di capelli bruni, con due occhi pieni d'intelligenza e di fierezza. Poteva avere venticinque anni, era in abito da minatore, ma la lunga consuetudine gli faceva portare il suo vestito con una disinvoltura non priva di eleganza.