—Allorchè i fori hanno raggiunta la profondità voluta—osservò Odoardo Selmi facendo da cicerone all'amico—li si riempie di polvere a cui si dà fuoco mediante una miccia. Naturalmente i lavoranti s'affrettano a mettersi al sicuro finchè la mina sia scoppiata. Qualche volta lo scoppio ritarda, e allora c'è un pericolo serio per i minatori, i quali vanno a verificare se la miccia si sia spenta prima del tempo. In più d'un caso l'esplosione è successa proprio nel punto in cui s'andava a esaminare il perchè dell'indugio…. Un brutto accidente davvero…. Vi ricordate, Cipriano, del povero Matteo, l'autunno scorso?
Cipriano si strinse nelle spalle.—Poichè bisogna morire, meglio così che sopra un saccone di paglia.
Si continuò il giro della miniera.—E per di qua si manda sopra terra il minerale—disse Odoardo fermandosi davanti a una discenderia, che differiva dall'altra per esservi, invece che scalini, un doppio binario.—I carretti pieni son tirati su pel binario a sinistra e ritornan vuoti per quello a destra.
Un più minuto esame fu consacrato agli ultimi lavori. S'erano incontrate difficoltà non previste. Minaccie d'avvallamenti, pericoli d'inondazione e di scoppi di gaz, quanto bastava insomma per far venir la voglia di smettere. A questo punto Cipriano, il quale fin allora non aveva pronunciato che pochi monosillabi, entrò con vivacità nella conversazione. Aveva la parola netta, incisiva, era pieno di fede nell'avvenire della miniera; non lo diceva, ma lasciava intendere che per lui Odoardo aveva la colpa d'essere timido. Roberto ascoltava con vivo interesse e di tanto in tanto faceva qualche osservazione col piglio d'uomo che non presume di saperne più degli altri, ma che si limita a manifestar le sue impressioni. In complesso, egli mostrava di propendere più per le idee ardite di Cipriano che per la circospezione eccessiva del Selmi, e il giovine soprastante pareva contento di trovare un ausiliario nel nuovo impiegato.
La visita alla parte esterna della miniera non occupò meno tempo di quella all'interno. C'erano i forni che ardevano dì e notte e dai quali si ricavava lo zolfo mediante la fusione; c'eran le caldaie a vapore; c'era una enorme grù, che, mossa da una manovella, serviva a far salire il minerale dal sotterraneo; c'erano le varie officine inerenti all'opificio, officine di fabbri, di falegnami, ecc., ecc., c'era infine il deposito del combustibile, delle pietre cotte, del legname. L'ingegnere Arconti osservava tutto. Molto di ciò ch'egli vedeva era nuovo per lui, ma la naturale prontezza dell'ingegno e il largo corredo di studi gli permettevano di colmar le lacune del suo spirito e di esprimer su ogni cosa idee giuste e precise.
—È un uomo che la sa lunga—dicevano gli operai.—Non gli manca che la pratica.
Odoardo Selmi era soddisfattissimo della buona impressione prodotta dal suo amico sul personale della miniera, e sussurrava nell'orecchio a Roberto fregandosi le mani.—Ti vedo già ingegnere in capo di qualche grande Società mineraria.
—Canzonatore!
—No, no, parlo sul serio. Ingegnere in capo con quindici mila lire di stipendio…. E allora sai, si può passar lietamente metà della giornata sotto terra….
—Ah ti confesso che preferisco star sopra terra…