Roberto comprese il significato di queste parole e disse:—Ha ragione.
Maria cambiò discorso.—La lascio… Or ora si va a pranzo…. A proposito…. ha la nota della sua biancheria?
—Io? no….
—No? E la roba l'ha riposta tutta nel cassettone?
—No davvero. Ce n'è ancora molta nel baule.
—Tanto meglio. La metterò a posto io e farò l'inventario… A rivederci; appena è pronto scenda…. Troverà già in tavola.
X.
—Signor ingegnere, è arrivata la sua cassa di libri.
Maria pronunziò queste parole entrando vivamente nella camera che suo fratello aveva battezzata col pomposo nome di studio e nella quale egli aveva insediato l'Arconti. Costui era immerso nell'esame di alcuni quaderni, in cui cercava il bandolo dell'arruffatissima contabilità della miniera. Non pretendeva d'essere un gran ragioniere, ma ne sapeva abbastanza da capire che il sistema seguito fino allora era fatto apposta per ingenerar confusione e che bisognava cambiarlo da cima a fondo.
All'annunzio recatogli da Maria, egli si scosse, guardò l'orologio, e parve combattuto fra il desiderio di rivedere i suoi vecchi amici e quello di continuare il lavoro a cui s'era accinto.