—Oh, degno di me!—interruppe Maria.—È anzi degno di molto meglio…. Ci son tante belle ragazze nelle vicinanze…. E saran superbe d'esser corteggiate da Cipriano…. Ma mi lasci stare…. Non si ostini a una cosa impossibile….
—Nientemeno!—esclamò l'Arconti.
—Non insista, signor Roberto,—disse la giovinetta, e le lagrime, non più rattenute, le colavan giù per le guancie.—Che male le ho fatto perchè mi esponga a questa tortura?
—Male, povera Maria? del bene mi ha fatto, e tanto bene…. Ed io non posso desiderare che la sua felicità.
—Grazie di queste parole—rispose Maria con voce commossa.—Quand'è così, se ne avessi bisogno, mi difenderebbe, non è vero?
—Oh sì, con tutta l'anima.
Il colloquio, che abbiamo riferito, lasciò una singolare impressione in Roberto.—Strana creatura quella Maria!—egli riflettè fra sè, incamminandosi soletto verso la miniera.—Non ama Cipriano…. Non vuole sposarsi…. Amerebbe qualchedun altro?… E chi?… Adesso poi la nostra amicizia con Cipriano è finita sicuramente…. Gli torneranno le stolide ubbie d'una volta, e nessuno potrà levargliele dal capo…. Del resto, perchè m'accalorava tanto in suo favore?… Che m'importa che Maria lo sposi?… Buona Maria! Ella non deve essere sacrificata, ella non lo merita, e se suo fratello non basterà a difenderla, ci sarò anch'io…. La vecchia Gertrude aveva ragione. Cipriano ed io eravamo destinati a farci la guerra…. Sarebbe però un gran male che le ostilità scoppiassero in questo momento…. Con tanto bisogno d'accordo che c'è pei lavori della miniera!
Le apprensioni di Roberto erano infondate. Cipriano era più torvo, più chiuso del consueto, ma non fece all'ingegnere Arconti nessun discorso relativo a Maria. Sentiva che, prima d'iniziare altre battaglie, bisognava decider quella terribile che si era impegnata con le forze della natura…. O si vinceva, e la vittoria avrebbe fatto anche di lui un altr'uomo, e gli avrebbe dato il diritto di parlare alto; o s'era sconfitti, e chi sa allora che cosa sarebbe avvenuto? In quest'ultima ipotesi un conforto restava a Cipriano. L'ingegnere Arconti non avrebbe potuto rimaner più oltre a Valduria, perchè sul suo capo sarebbe ricaduta la responsabilità maggiore dell'insuccesso. Così lo scorno dell'uomo che in fondo del cuore egli odiava, avrebbe risarcito in parte Cipriano dell'infausto esito d'un'impresa a cui egli stesso consacrava tutte le forze dell'ingegno e del braccio.
Intanto egli non mancava a nessuno de' suoi doveri, non si ritraeva nè davanti alla fatica, nè davanti ai pericoli. Era pur doloroso per Roberto di presentire un nemico in un così valido e intelligente alleato.
E la fortuna, che si lascia spesso domare dalla perseveranza, cedette infine all'energia e all'attività dei due uomini che non s'erano sgomentati alle sue ripulse. Dopo mesi e mesi di prove, nello spazio di una settimana, si potè dir d'avere trionfato su tutta la linea. I difficili esperimenti pel risparmio di combustibile, intorno ai quali l'ingegnere Arconti s'era torturato così a lungo il cervello, e da cui era lecito aspettarsi un risparmio del trenta per cento sul costo di produzione, riuscirono nel modo più luminoso; la resa del minerale nella nuova galleria divenne ad un tratto abbondante oltre ogni aspettazione, dopo d'essere stata povera e scarsa in maniera da permettere appena agli operai che lavoravano a cottimo di guadagnarsi da vivere.