Fu una gioia immensa in tutta la valle. La miniera di Valduria, che dava sostentamento a tante famiglie e che pe' suoi meschini profitti era stata più volte sul punto di esser abbandonata, aveva ormai un avvenire brillante dinanzi a sè. Quelli che avevano maggiormente gridato contro le tentate innovazioni erano adesso i più pronti all'entusiasmo. I nomi di Roberto Arconti e di Cipriano Regoli erano su tutte le bocche, e nessuno li lodava con maggiore spontaneità del buono e leale Odoardo Selmi, quantunque il trionfo de' suoi due giovani aiutanti non potesse che contribuire a mettere nell'ombra chi avrebbe dovuto essere il vero direttore della miniera. Ma nell'animo schietto del Selmi non allignava l'invidia bassa e volgare; a chi voleva dare anche a lui una parte di merito, egli rispondeva.—Non ne ho affatto, o forse ho soltanto quello di aver chiamato a Valduria l'ingegnere Arconti. Senza di lui, non saremmo oggi a questo punto. Cipriano è un bravo caporale, ma non può essere che uno stromento subalterno. La mente direttiva è Roberto; quello lì ha cervello per tutti.
Odoardo Selmi era veramente orgoglioso del suo Roberto; di Cipriano ammetteva il valore, ma non lo amava; a Roberto invece egli voleva un bene dell'anima. Oh se Roberto non avesse ancora conservato i gusti cittadineschi, se non avesse avuto la fanciulla del suo cuore a Milano, che bei progetti si sarebbero potuti fare!
E Maria? Come dipingere la contentezza di Maria? Ella aveva diviso tutti i palpiti di questa lotta, ella aveva conosciuto meglio di ogni altra persona le angustie di Roberto, aveva dovuto difenderlo contro chi lo attaccava, aveva dovuto difenderlo contro sè stesso, aveva sentito che, s'egli non riusciva, gli sarebbe stato forza di lasciare Valduria, e questa idea l'aveva empita di una così profonda tristezza! Ella non era nulla per Roberto, non poteva esser nulla, ma Roberto era per lei un amico sì dolce! Oh sì, un amico, soltanto un amico. Il pensiero della giovinetta non osava andare più in là. Non bella, non elegante, non istruita, era già molto s'ella non credeva baldanza soverchia il dire che nutriva per Roberto quel sentimento d'amicizia il quale suppone una certa parità di condizioni…. Pur troppo, neppur questo bene le sarebbe durato a lungo. L'ingegnere Arconti, o presto o tardi, avrebbe finito coll'andarsene, e allora a lei non sarebbe rimasto altro conforto che quello di ricordarsi, e di ricordarsi da sola, perchè, in quanto a lui, avrebbe tutto dimenticato sicuramente. Ma intanto era per l'Arconti un impegno d'onore il non abbandonare Valduria finchè le innovazioni introdotte non fossero entrate nelle abitudini della miniera. Ciò significava per lo meno un periodo di alcuni mesi, ed è appunto nella giovinezza, quando l'avvenire è più lungo davanti a noi, che noi siamo più disposti ad appagarci del presente.
Per sentire una nota stridula in mezzo alla soddisfazione universale, bisognava recarsi dalla vecchia Gertrude, la quale non usciva mai di casa, e sfogava le sue bizze con suo figlio e coi pochi che andavano a visitarla. Profetessa eterna di disastri, ella vedeva un subisso di guai che dovevano precipitar nella miseria Valduria. Erano tutti sogni, erano tutte imposture di quell'intrigante ch'era cascato giù dalle nuvole per la rovina di quei poveri paesi. E anche Cipriano si lasciava abbindolare da lui, anche Cipriano lo aiutava a farsi un piedestallo. Questo era il gran dolore, questa era la gran mortificazione della inferocita femmina, che abborriva Roberto senza saper precisamente perchè.
Cipriano aveva troppa intelligenza da porgere ascolto alle filippiche di sua madre. Egli aveva saputo domare il suo carattere impetuoso e violento; e vincendo la sua naturale avversione per l'Arconti, aveva saputo apprezzarne la dottrina e l'ingegno, e trarne profitto per colmare in parte le innumerevoli lacune del suo spirito. S'era fatto suo alleato in tentativi accolti con diffidenza da tutti, era riuscito insieme a lui, e non intendeva certo di scemar il valore d'una vittoria ottenuta con sì gran fatica. Egli attendeva ora un miglioramento radicale nella sua posizione. Conseguìto questo scopo, avrebbe chiesto formalmente a Odoardo Selmi la mano di Maria. Non gli si sarebbe più potuto rinfacciare ch'era un operaio volgare, che aveva un salario meschino; e con quale altra ragione si avrebbe osato di respinger la sua domanda? Maria lo amava? Oh s'ella non lo amava, voleva dire che amava un altro, e quest'altro non poteva essere che Roberto. In tal caso, guai, guai a lui! L'ingegnere Arconti aveva visto ciò che Cipriano valeva come ausiliario; egli avrebbe imparato a sue spese ciò che significava averlo nemico.
XIV.
Le liete notizie di Valduria giunsero a Londra quando la direzione della Sulphur Society, un po' infastidita delle continue richieste di danaro per esperimenti che non venivano mai a un risultato pratico, aveva deciso di spedir sul luogo un apposito funzionario per veder davvicino come andassero realmente le faccende della miniera. Giacchè M.^r Black era sulle mosse per partire, si stimò opportuno di lasciar correre il suo viaggio, malgrado della mutata condizione delle cose. La differenza era questa, ch'egli partiva con diverse disposizioni d'animo e con istruzioni diverse. Prima gli si dava facoltà di sospendere gran parte dei lavori, adesso gli si consentiva, ove i fatti rispondessero alle relazioni trasmesse da Valduria, di prendere gli accordi necessari per ordinare su più larghe basi l'amministrazione. Ed egli aveva pure l'incarico di visitare qualche altra miniera di zolfo posta nelle vicinanze e di riferirne a Londra, affinchè la Società potesse in caso di convenienza trattarne l'acquisto dagli attuali proprietari.
M.^r Black era un tecnico di molto valore, che aveva traversato due volte l'Oceano per recarsi negli Stati Uniti, ma non aveva mai passato la Manica, nè posto piede in terre dove non si parlasse l'inglese. Il primo suo viaggio sul continente europeo era destinato a procurargli un'amara disillusione. Egli credeva di conoscere a fondo le lingue straniere, ma giunto in Francia, s'accorse che non sapeva il francese; toccato il suolo germanico, dovette convincersi che non c'era anima viva che capisse il suo tedesco; al di qua delle Alpi, fu costretto a riconoscere che nessuno intendeva lui e ch'egli non intendeva nessuno. Ciò lo metteva in qualche imbarazzo circa alla sua missione a Valduria. Come si sarebbe spiegato?
Il cuore gli si aperse quando nel povero villaggio in cui s'aspettava di dover lottare con difficoltà infinite per esprimere il suo pensiero, trovò una persona misericordiosa che lo tolse d'impiccio parlandogli la sua lingua. Questa persona era l'ingegnere Arconti, il quale, senza essere un professore d'inglese, ne sapeva abbastanza da mandare avanti alla meglio una conversazione, sopratutto con l'aiuto d'un prezioso dizionarietto tecnico che formava parte della sua piccola biblioteca.
Sentir l'idioma natale in paese straniero è dolcezza sì grande che predispone l'animo a trovar belle e giuste le cose che ci si dicono e a trovar simpatico chi ce le dice; figuriamoci poi quando le cose dette son belle e giuste davvero, e quando chi le dice ha in sè tutto ciò che occorre per farsi amare.