M.^r Black non era uomo di facili entusiasmi, ma egli provò subito una singolare ammirazione per Roberto Arconti. Gli piaceva quell'aria modesta a un tempo e sicura, quella volontà risoluta, quel coraggio senza spavalderia, quel senso pratico nudrito da sì largo corredo di studi. Egli capiva, per quanto l'altro si schermisse, che ormai il direttore vero della miniera era l'Arconti e che a lui dovevasi attribuire la maggior parte di merito in ciò che si era fatto da un anno a Valduria. Agli occhi di M.^r Black l'ingegnere Arconti non aveva che un solo difetto, quello di non essere inglese.
—Peccato—egli soleva ripetere—dovevate appartenere alla nostra razza. L'energia, la perseveranza sono qualità nostre; voi ce le avete rubate.
Infaticabile malgrado dei suoi cinquanta anni, l'inviato della Sulphur Society era in moto dall'alba al tramonto, ora nel sotterraneo, ora nelle officine, prendendo conoscenza d'ogni più minuto particolare, esaminando con occhio attento ed intelligente i processi d'estrazione e di fusione del minerale. Lo accompagnavano il Selmi e l'Arconti; qualche volta a loro s'aggiungeva Cipriano, ma chi doveva far da interprete era sempre Roberto, ed era a lui solo che M.^r Black dirigeva le sue osservazioni. È facile immaginarsi se Cipriano se ne rodesse nel fondo dell'anima.
Per una settimana e più M.^r Black rimase a Valduria alloggiato alla buona nella stessa casa in cui viveva Odoardo Selmi con sua sorella e in cui era ospitato l'Arconti. Maria adempiva con la usata sollecitudine agli uffici di massaia, e anche a proposito di lei M.^r Black osservava che ella avrebbe dovuto nascere al di là della Manica. In prova della sua stima, egli le insegnava a preparare il thè, che, da buon inglese, aveva portato seco nel suo bagaglio insieme a una macchinetta per farlo bollire. E siccome la ragazza riusciva egregiamente nella non difficile operazione, M.^r Black le promise di spedirle in dono da Londra una scatola della pianta preziosa insieme a un servizio di porcellana. Egli non capiva come si potesse vivere senza questa bibita ristoratrice. Odoardo Selmi invece lo capiva benissimo, e protestava che non avrebbe mai sostituito quell'insulso decotto al fiasco di Chianti che rallegrava le sue serate. M.^r Black, più equanime, non disprezzava il Chianti, ma sosteneva la tesi che il vino dovesse beversi tra uomini, e che quando si voleva far entrar la donna nel crocchio, bisognava prendere il thè mesciuto da lei. E in questa idea conveniva pure Roberto. Una volta partecipò all'interessante discussione anche il signor Max Rundberg, denigratore acerrimo del thè, estimatore del vino, ma entusiasta d'una sola cosa al mondo, della birra tedesca. Pur troppo, alla sua venuta in Italia, gli erano toccate due grandi disgrazie. Non aveva trovato più birra buona, e aveva trovato invece un basilisco di moglie. Glücklicherweise, dopo cinque anni, la moglie era volata fra gli angioli, e le dolcezze dello stato vedovile lo avevano confortato della mancanza della birra buona. Ormai si contentava del vino. Sperava però di potersene tornar presto in Germania e di ritrovar la sua birra.
Gli ultimi due giorni della dimora di M.^r Black a Valduria furono consacrati alla visita d'un paio di miniere poco discoste, fra cui c'era appunto quella di Rignano, la più antica e in altri tempi la più importante della regione. Esercitata fiaccamente da parecchi anni, aveva perduta la sua supremazia, e la sua produzione era ormai inferiore a quella di Valduria. Ma una volontà energica avrebbe potuto restituirle il passato splendore, ed era a questo appunto che pensava M.^r Black, mentre Roberto Arconti andava enumerando con foga giovanile i lavori che sarebbero occorsi.
I due uomini scendevano a piedi lentamente dall'altura su cui è posto il villaggio di Rignano. Era l'ora del crepuscolo. Una tinta vermiglia colorava il lembo occidentale del cielo; a levante, dalla parte dell'Adriatico, tremolava sopra un fondo opalino il disco della luna illuminato dai rosei riflessi del tramonto. Anche l'anima poco poetica di M.^r Black si sentì commossa da quell'armonia ineffabile che pareva fondere insieme tutte le cose; egli salì sopra un rialzo di terra da cui l'occhio spaziava in un largo orizzonte, e dal suo labbro fuggì un beautiful! che veniva proprio dall'anima. Indi sedette sopra un sasso su cui c'era posto per due, e disse a Roberto di metterglisi accanto. Roberto pensava a Lucilla.
In quanto a M.^r Black, egli non era uomo da rimaner lungo tempo in estasi.
—Ebbene, giovinotto—egli ripigliò dopo una breve pausa—se la nostra Società comperasse la miniera di Rignano, vorreste voi esserne il direttore?
—La Società comprerebbe Rignano?—esclamò Roberto ancora mezzo assorto nelle sue fantasie.
—Badate, è un segreto e dovete conservarlo gelosamente, tanto più che per adesso non c'è nulla di positivo. Io non venni qui solo per esaminare i lavori di Valduria, ma anche per vedere se fra le miniere vicine ce ne fosse qualcheduna che meritasse di essere comperata. Rignano ha un avvenire, lo avete detto voi stesso.