—Adagio, signorino—gridò la giovinetta indietreggiando un passo.—Prima di tutto mi sciupi l'acconciatura, e poi, ti pare?… Se fossero qui il babbo e la mamma, cosa direbbero?… Ma non saluti nemmeno Gipsy, che ti fa tanta festa?

Infatti Gipsy, dopo qualche esitazione, aveva riconosciuto Roberto e gli saltellava attorno alle gambe abbaiando sommessamente.

—Cattiva Lucilla!—disse l'Arconti un po' sconcertato.—Dopo tredici lunghi mesi che non ci si vede, vuoi farmi carezzar la cagnetta…. Seccantissima bestia!

E Roberto infastidito diede a Gipsy un piccolo calcio, che la fece rotolar sul pavimento.

—Sei pure sgarbato!—proruppe Lucilla, mentre raccoglieva in grembo la cagnetta come fosse un bambino.

—Via, ragazzi, non bisticciatevi—interruppe la signora Federica.

—Povera Gipsy!—soggiunse Lucilla in tuono lamentevole.—Trattarla così!… Quel Roberto a star fra i monti è divenuto un selvaggio…. Già, basta guardarlo…. Con quella barba!…

—Lucilla, Lucilla, vien qui, facciamo la pace…. Vuoi che domandi scusa a Gipsy?

—Meriteresti che te lo imponessi per penitenza.

L'arrivo della signora Giulia pose termine al grave contrasto.