O nobili amanti di Verona, voi eravate molto inesperti del linguaggio degli uccelli! La povera allodola deve a voi gratitudine eterna, perchè prendeste argomento a un dolce indugio d’amore dal confondere il suo canto con quello dell’usignuolo....

Ma forse i due innamorati giovinetti non erano pienamente in buona fede; e s’attaccarono a quel dubbio per delle ragioni scusabili ed invidiabili.

IN REPUBBLICA.

È il primo d’aprile. Noi diamo le spalle a Rimini e all’Adriatico; la vettura corre rapidissima traverso i campi, verso la montagna, per una larga strada fiancheggiata da alte siepi che verdeggiano e fioriscono allegramente, luccicando di rugiada.

Il sole è già sorto da mezz’ora sui monti d’Albania e si specchia nelle acque del mare. Pare esultante dei propri splendori e della vita primaverile che sveglia e sollecita per tutto sulla terra. Io, senza volgermi e fissarlo, ma guardando innanzi a me la campagna bellissima, lo apostrofo con molta confidenza: chi sa quanti pesci d’aprile illuminerai tu oggi, o vecchio sole!

Questa idea mi mette addosso una specie d’allegria infantile. — A buon conto, io metto quattro lunghe ore di via montuosa fra me e il mio caro mondo civilizzato. Addio dunque, salons polis, hommes polis, dames polies!... Adesso io m’incammino verso le alte cime dei monti e m’arride l’idea di visitare un ultimo rifugio della semplicità antica....

Intanto levo gli occhi alla meta del mio viaggio, al monte Titano, sede della città di San Marino, capitale della serenissima repubblica dello stesso nome.


Conveniunt rebus nomina. Chi, viaggiando in ferrovia tra Cesena e Rimini, guarda verso mezzodì la catena dell’Appennino, ferma naturalmente l’occhio sovra questo enorme sasso bruno, diroccato, torreggiante per un gran tratto colle sue tre creste superbe sulle cime minori. Ed esso richiama davvero alla mente l’idea d’un gigante favoloso, che un tempo si levò in lotta coll’Onnipotente e ora, tutto solcato dalle folgori, vinto più che domo, sta adagiato lassù da secoli a guardare, a sfidare sempre il cielo col piglio di un Capaneo.

La strada, dopo alcune miglia, comincia a salire; poi l’erta a breve andare diventa così ripida, che i cavalli non bastano più. S’aggiunge alla vettura la forza dei bovi; e malgrado il poderoso aiuto si va su lenti lenti, guadagnando la montagna a oncia a oncia. Intanto che si sale, il monte Titano vi pare vicinissimo. È lì, proprio a pochi passi da voi; lanciando un sasso vi pare che arriverebbe alla cima. Come va dunque che per due lunghe ore non par quasi di procedere innanzi, come se vi moveste a passi di tartaruga? Questa lunga e tediosa illusione è prodotta dall’immenso zig-zag ad angoli vicinissimi, che la strada è costretta a disegnare sul dorso del monte, per aver l’onore d’essere carrozzabile. Io inganno il tempo guardando la collina intorno assai bene coltivata; coi peschi e i mandorli tutti in fiore, i grossi quercioni coi rami ancora ignudi, gli ulivi e i lecci spiccanti, in contrasto, per il verde pallido e per il verde cupo delle foglie perenni.