Guardo e chiacchiero con due miei compagni di viaggio.

Il primo è un forlivese; amico intimo del celebre baritono Cotogni, un tempo baritono anche esso. Ora è uomo d’affari noto a Bologna e per tutta Romagna. È il più dilettevole compagno di viaggio che si possa desiderare da un musicomane. Perchè, quando ogni argomento di chiacchiere è esaurito, e le ore della ferrovia si succedono lente e uggiose, e il sonno promette sempre di venire e non viene, allora l’amico ex cantante trae fuori dal ricco repertorio de’ suoi ricordi teatrali una parte di basso o baritono a vostra scelta, dal vecchio Faliero di Donizetti al Mefistofele di Boito. E con una mezza voce intonata e gradevole, comincia a cantarvela tutta da cima a fondo, senza saltare una battuta, senza sbagliare una nota, accennando per giunta il canto delle altre parti e gli intermezzi orchestrali.

L’altro mio compagno di salita, che è anche nostro ospite, è il conte Bartolomeo Manzoni-Borghesi, figlio al celebre bibliografo di Lugo, erede del nome e delle sostanze del sommo archeologo di Savignano. È un giovane molto simpatico, e ricco di quella cultura soda, a fondo schiettamente classico, che fu un tempo così frequente nelle buone famiglie di Romagna ed oggi, s’intende, quasi del tutto perduta. Egli ama con passione due cose: la caccia e le medaglie antiche. L’acquisto fatto il giorno innanzi d’una moneta rara dell’imperatore Pertinace accresceva il suon buon umore ed era tutto lieto d’andare ad aggiungerla al famoso medagliere che ereditò dal Borghesi....

Siamo oramai alla meta. Ecco il Borgo, un allegro e grazioso paese, che si adagia molto pittorescamente sovra un ultimo ripiano, il quale gira d’una zona aspra e brulla l’ultima e ripidissima cima del Titano.

Si staccano i bovi; ed i cavalli, da soli e da bravi, fanno l’ultima salita in una stupenda strada a rampe, costeggiante l’abisso. Il cocchiere li incalza colla frusta e colle grida. Subitamente le quattro ruote della vettura rumoreggiano sul duro ciottolato; ed eccoci trasportati in mezzo alla capitale della Serenissima. Evviva!


Oggi è un giorno di festa magna per tutti i Sammarinesi. I due Capitani Reggenti a nome del Consiglio Principe, dopo i sei mesi d’uso, depongono il supremo comando esecutivo nelle mani, o, a parlar più testuale, “sul collo„ dei loro due successori.

Noi arriviamo appunto quando la solenne cerimonia sta per cominciare. Sul Pianello (che è la maggior piazza della capitale) è adunata molta gente in abiti festivi, che attende davanti al palazzo d’udienza i vecchi ed i nuovi magistrati. Io osservo intanto in mezzo alla piccola piazza un alto piedestallo di marmo, abbastanza bello nella sua forma semplice; e imparo che sovr’esso verrà fra breve inaugurata una statua alla Libertà. Donde verrà la statua, e chi n’è l’autore? I Sammarinesi non sanno più che tanto. Una signora russa, letificata dalla repubblica col titolo di duchessa di Mongiardino (una città di provincia), ha ricambiato il magnifico dono con una bella somma di denaro e la promessa di quella statua per giunta. A quest’ora, probabilmente, la figliuola d’un mercante d’olio di balena in Finlandia, scorre per le capitali d’Europa facendosi salutare e inchinare duchessa in nome d’una repubblica.... E i liberi cittadini del Titano aspettano la statua della Libertà.

Attenti!... Dalla parte del Palazzo d’Udienza esce a far mostra de’ suoi brillanti uniformi il drappello delle guardie del Consiglio Principe; e si schiera ad attendere i Consoli. I quali poco appresso escono anch’essi attorniati dai maggiori ufficiali dello Stato, e s’incamminano verso la chiesa in processione lenta, sotto un cielo azzurro e splendido, accompagnati dal popolo che si profonde in atto di rispetto, con dietro la banda che suona una allegra marcia, mentre tutte le campane suonano a festa, e più d’alto, dalla somma Rocca del Titano, s’odono, a giusti intervalli, gli scoppi de’ mortari ripetuti intorno lungamente dagli echi solenni del monte e della vallata.

In chiesa la cerimonia è breve e semplicissima, perchè si limita a una messa bassa, detta con edificante rapidità da un prete dabbene; più qualche oremus di circostanza. L’altare è parato a festa, e intorno al ciborio brilla in grandi lettere il motto di San Paolo: Voi siete nati per vivere liberi.