Desta furor di plausi e di baccani....

Poi venivano ad una ad una le figure dei professori del mio corso, tutte in aspetto passabilmente buffo. — Allora, più che mai, le poesie del Giusti facevano testo nell’Università; ed io col capo pieno di quelle reminiscenze avevo impinzata la mia satira di emistichi giustiani. Anzi, come suol sempre accadere, le frasi del Giusti sotto le mie mani inesperte venivano svisate, gonfiate, contorte o messe male a proposito. Ricordo questo: il Giusti per dire che un tale, mediocre o piccolo, vuol scimmiottare un dato grand’uomo, lo chiama quel grand’uomo in sedicesimo. Io per dare la berta a uno dei professori che empiva i suoi discorsi di formule giobertiane lo chiamo: Abortito Gioberti in sessantesimo. Vale a dire che, amplificando l’immagine, la sciupo e la rendo impropria. — Anche nelle volatine liriche, con cui tramezzo l’intonazione generale della satira, la reminiscenza giustiana si fa sentire:

Fame di gloria, a te la gente bassa

Chiede pregando un genïal sorriso,

Ma chi una volta t’ha veduto in viso,

Sorride e passa.

Chi t’ha veduto della tua corona,

Che tanta speme e tant’ansia accarezza,

Cinger la vanità che par persona,

Passa e disprezza!