Vi ricordate, signora, vi ricordate?

OMBRA MESTA.

Mentre salivamo lo scalone, il signor Antonio, ansando un poco, mi diceva:

— La casa dove entriamo, caro maestro, è come un sepolcro.

La contessa morì a trentaquattro anni. Un fiore di bellezza, un angelo di bontà, mio caro! Il vecchio conte, malato e imbecillito da un pezzo, non esce mai dalle sue stanze, ov’è tenuto d’occhio dai servitori perchè di tanto in tanto è preso da un certo furore malinconico.... Il figlio va da anni per il mondo e ne fa, dicono, d’ogni colore. Quando gli morì la madre, aveva otto anni; dopo, gli ammattì il padre.

Anche prima che uscisse di minorità, il consiglio di famiglia lo lasciava fare a suo modo.... Che si poteva aspettare di buono da un ragazzo venuto su a quella maniera e con una vena di pazzo nel cervello, per giunta?

Debiti il padre ne aveva già fatti parecchi; e col figliuolo cominciò a piovere sul bagnato. Ma che dico a piovere? Grandine secca, mio caro! Per modo ch’io non so più a che santi raccomandarmi. Il contino non fa che scrivermi: vendete!... Si fa presto a dirlo. I poderi, a buon conto, no, almeno fin che campa il vecchio. Bisognò quindi buttarsi alla roba di casa; arazzi, pizzi, quadri, mobiglie antiche, manoscritti e libri rari della biblioteca, avorii, bronzi, maioliche.... Questa casa era piena come un uovo e gli inglesi venivano a visitarla con la Guida in mano; ma oramai di tante belle cose stampate sulla Guida non rimarrà da mostrare più che le stanze nude e gli scaffali vuoti!... Finora ero riuscito a conservare intatto il salotto della contessa. Ma che! M’aspetto che un giorno o l’altro bisognerà vendere anche il monumento di famiglia che è alla Certosa. È un precipizio, uno sterminio addirittura!... Sapete quel che hanno avuto il coraggio d’offrirmi per quei due specchi grandi di Boemia? Seicento lire!... Ora voi mi direte quanto posso sperare, a pronti contanti, dalla vendita del pianoforte.... Il pianoforte della povera contessa!...


Intanto un servitore ci aveva introdotti nell’appartamento nobile, e, precedendoci per le vaste camere, spalancava le finestre.

Entrammo nel salotto della contessa, ove dopo la sua morte, mi diceva il signor intendente, non era più entrato alcuno, da esso in fuori, che due volte ogni anno ci viene con un servo a dar aria, a spolverare, a vedere se ogni cosa è al suo posto. Poi richiude le finestre e cala le pesanti cortine di damasco rosso cupo.