Gli avevano preparato uno sgabello su cui sovrastava alquanto alla piccola orchestra e dominava la sala, rimanendo assai bene in vista, in quell’appartamento signorile pieno di luce e fragrante di fiori. Nella sala grande, verso le dieci ore, erano già adunate molte signorine delle famiglie più ricche e aristocratiche della città. Alcune potevano dirsi ancora delle bimbe.
La voglia di ballare essendo in tutte grandissima, verso le undici il ballo era molto bene incamminato; e già alle ragazzine cominciava a mescolarsi qualche mamma giovine. Il direttore della piccola orchestra eseguiva i balli migliori del repertorio in voga. Dirigeva e sonava, facendo spiccare briosamente nel concerto la bella voce del suo Guarnieri. La contessina R*** fece notare alle sue amiche che avevano per direttore d’orchestra un bel giovane bruno. Le ragazze lo guardarono un poco con simpatia; ma qualcuna rise del suo abito troppo lungo.
A un tratto, si propagò per la sala un moto di curiosità, e molti occhi si volsero verso una delle porte d’ingresso.
— Hanno fatto il miracolo! — disse al vicino una vecchia signora. Una giovinetta, alzandosi in punta di piedi, aggiunse: — Ecco finalmente la Principessa invisibile!
Il direttore d’orchestra impallidì.
Intanto, al braccio del padrone di casa, appariva la signorina del vecchio palazzo. Alta e sottile, nel suo abito bianco, col suo incedere lento e gli sguardi raccolti, pareva che entrasse non a una festa da ballo ma in chiesa. Gli uomini, per la massima parte, la giudicarono distintamente bella.
Dopo alcuni minuti le fu presentato un bel giovine di maniere assai eleganti; e si mise a ballare con lui. Finiti i giri del valtzer, egli le si sedette vicino, studiandosi a farla parlare. Non pareva facile, ma di tanto in tanto riusciva; e riuscì anche a farla sorridere.
Aveva essa avvertita la presenza del violinista? Sì; egli n’era convinto, lo sentiva.... Perchè dunque essa non gli volgeva gli occhi, mai?
Il giovane attese un poco; poi cominciò a sentirsi dentro una vaga inquietudine, poi una grande impazienza, e a breve andare un vero spasimo intollerabile.... Insieme allo spasimo delle idee strane, come dei guizzi ardenti, cominciarono ad attraversargli il cervello.... Per esempio, avrebbe voluto interrompere a mezzo la suonata e andarsene; o gli veniva una voglia secca di sbattere il violino contro il leggìo; o di saltare dal suo alto sgabello in mezzo alla sala.... Ma intanto il ballo procedeva inesorabilmente e a lui toccava di sonare.... E sonava, sonava di tutta forza!... La sua fronte s’imperlava di sudore, e dei momenti pareva che il braccio e le dita gli si irrigidissero, mentre, agonizzando di desiderio, aspettava sempre dalla fanciulla una occhiata, che non arrivava mai!...
Venne ancora la volta di sonare un valtzer. Era un valtzer di Giovanni Strauss, briosissimo pel ritmo e a fondo malinconico; uno di quelli che Giorgio Sand disse nati da un misterioso amplesso del dolore e della letizia.