— Sono io, Giulia! Sono io il tuo marito vero. Non me l’hai tu scritto e detto tante volte?... Questa tua riunione col Conte non la voglio!... È deforme, è infame!... Non c’è tempo da perdere. Alzati subito e vieni con me....

— Voi siete pazzo!

— Sì, se vuoi, sono pazzo; ma la mia decisione è immutabile. L’amore, i giuramenti, la colpa, se vuoi, ci uniscono con un vincolo che nulla al mondo può distruggere.... Vieni subito con me!

E cominciò fra i due, a voce bassa, un dialogo che fu tutto una lotta a esclamazioni, a monosillabi, a frasi tronche e strozzate dall’ansietà e dal tremito.... Quelle due anime, quelle due vite, si urtavano con un cozzo terribile; e come avviene in pochi istanti che l’aria circolante nei polmoni si tramuta in veleno, così in quell’urto l’amore e la simpatia si tramutarono in odio, d’ambo le parti; un odio a cui nulla poteva resistere, irrompente furioso da tutto il vigore di due egoismi disperati.... Essi, in quell’ultimo barlume del vespero, si videro anche una volta: pallidi, sfigurati, ansanti, abbietti.... Infine, Giulia, raccolta ogni sua forza, gli sibilò sul viso con rabbia:

— O partite subito, o io chiamo!

E, puntando le mani sulla tavola, fece per alzarsi; ma l’altro non le lasciò il tempo. S’udì uno scoppio d’arma da fuoco, e la donna ricascò fulminata sul divano.

La porta della stanza accanto subito si spalancò e, insieme con una viva colonna di luce, entrarono i servitori esterrefatti. Quasi nello stesso momento entrarono, correndo dalla porta che dava sulla loggia, anche il Conte, accompagnato dallo zio.

Il signor Carlo fece alcuni passi verso il Conte e gli disse con voce ferma, accennando verso il divano:

— Essa voleva commettere un vile adulterio con voi.... Io glie l’ho impedito!

E lasciò cadersi a’ piedi il piccolo revolver.