— A camminare tutto il santo giorno, e sempre col cavallo di San Francesco.... già.... viene voglia di mettersi a sedere! Sono andato su e giù tutto il giorno. Ho fatto una buona cerca....

In fatti vidi per terra vicino a lui le due bisaccie piene. M’accorsi ancora che il fraticello non era proprio ebriosus nel pieno senso della parola; ma gli avevano nella giornata offerti parecchi bicchierini dell’acquavite del Natale; e si capiva che non li aveva sempre ricusati.

Stemmo un poco in silenzio tutti e due. Poi fra Ginepro ripigliò:

— Hai un sigaro da donarmi, dottore?

— No.

— Ebbene, quando non l’hai tu, l’ho io.... E cacciata la mano destra nella larga manica sinistra della tonaca, cavò fuori un sigaro toscano e me lo offerse colla punta delle dita, sempre sorridendo.

Io ero avvezzo a quella sua barzelletta del sigaro, come pure a quella di sentirmi da lui chiamato dottore prima del tempo. Trassi un fiammifero, e, riparandolo dal vento dietro il pilastro, accesi il toscano. Intanto il frate s’era alzato, aveva prese di terra le due bisaccie e se l’era posate lentamente sulle spalle....

— E dove vai, adesso, fra Ginepro?

— E dove vuoi ch’io vada?... Al convento, se Dio vuole!

— Fino lassù all’Osservanza? A quest’ora? Non arriverai certo in tempo per la cena.