Le nostre benedizioni furono molte.... E dopo mezz’ora l’amico Posseidone cominciava a trattarmi come prima. Bontà sua!
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Quando fummo in vista di Alghero, imparammo che il Lazzaretto non era presso la città ma in una piccola isola posta di faccia ad essa, e distante circa di mezz’ora.
Al mio amico Giovanni Opfer, che conosceva Alghero, questa parve una buona notizia, e voleva che me ne consolassi; ma io, che vedevo tutto in nero, gli rispondevo che questo moltiplicarsi di isole per me era tutt’altro che di buon augurio. M’avevano obbligato a muovermi da casa mia per approdare ad una sola; ed era anche troppo!....
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Quando le fummo presso, diedi un’occhiata alla minuscola isoletta di Santa Maddalena; e mi venne in mente “l’isolotto funèbre„ descritto da Aleardo Aleardi. Non era la Meloria; ma per la mia fantasia doveva essere qualche cosa di ugualmente infausto e infame. Un marinaio dal bastimento mi segnò col dito una vecchia casa scoperchiata del tetto; e mi disse, — il Lazzaretto è quello! — Per tutta la spiaggia, e guardando oltre verso l’interno dell’isola, non si vedeva altra abitazione; nè una figura umana nè un albero.... Scendemmo a terra. La giornata invernale e nebbiosa stava per finire; ed io non ricordo d’avere mai visto scendere sul nostro globo un tramonto più brutto e più malinconico.
Tutta la vecchia casa scoperchiata si riduceva al pian terreno, con un androne in mezzo a due stanzoni bassi, nudi e sordidi. Unico mobiglio, qua e là dei mucchi di paglia e alcuni materassi, che un tempo saranno stati bianchi e che da più parti mostravano la imbottitura di stoppa.... Non proseguo nel descrivere, poichè, quando posso, io amo di attenermi alla massima di Ernesto Renan, che soltanto le cose belle dovrebbero essere assunte dagli scrittori all’onore di una descrizione....
Saremo stati circa una quarantina di infelici, d’ogni sesso, età e condizione. Delle separazioni personali una sola era possibile; quella degli uomini dalle donne; e fu effettuata, credo, con soddisfazione scambievole.
Dopo un paio d’ore, quelli dei nostri compagni di stanzone che appartenevano alla così detta plebe, già se la dormivano sdraiati sulla paglia e sui materassi. Parecchi russavano. Beati loro! Io e l’amico Opfer passeggiavamo infaticabilmente per tutto lo spazio libero, discorrendo e tempestando sulla triste ventura che ci era toccata. Io gridavo:
— Ma è mai possibile che possano lasciarci a lungo in questa abominevole condizione?!...