Il buon olandese continuava ad offrirmi ogni tanto dei cattivi sigari d’Amburgo; e visibilmente si ingegnava a cercare delle buone parole per sollevarmi un poco l’animo. E qualche volta ci riusciva:

— Domani voi scriverete al sotto-prefetto di Alghero; voi gli descriverete queste orribili cose; voi lo assicurerete che non proveniamo da luoghi infetti e domanderete la nostra immediata liberazione; voi vi firmerete col vostro titolo di professore, ed egli vi ascolterà.... Che diavolo!...

Così egli mi dava un’idea magnifica dell’autorità che dovrebbero godere i professori liceali in Olanda... Intanto le ore di quella notte passavano una dopo l’altra, lente, lunghe, opprimenti; e in noi si andavano accumulando una profonda stanchezza e un fastidio indicibile. I due sentimenti combattevano pro e contro la nostra gran voglia di sdraiarci, come gli altri, sulla paglia e dormire.

Delle poche lucerne attaccate ai muri del nostro stanzone, alcune erano ridotte al lumicino, altre si erano spente. Un forte odore di moccolaia errava nell’aria cortesemente e si aggiungeva a tutti gli altri odori del luogo....

Il buon olandese, dopo essere stato per tanto tempo il mio consolatore, appariva adesso più stanco e più abbattuto di me. Allora io mi posi a declamargli quel celebre Capitolo di Francesco Berni:

Udite, Fra Castoro, un caso strano,

che evoca e volge al riso tante immagini conformi al caso nostro. Tutto inutile!... Pareva che la stanchezza e la malinconia gli cominciassero dai capelli, i quali spiovevano nella loro biondezza cinerea sugli occhi appesantiti. La faccia era sempre paffutella e rosea ma appariva un po’ stirata agli angoli della bocca e come tutta mortificata da un malcontento infantile. Egli era comico e triste....

— Amico, se provassimo anche noi a stenderci un poco? À la guerre comme à la guerre....

— Avete ragione.... À la guerre....

E si lasciò andare come uno straccio sovra un mucchio di paglia. Dopo cinque minuti egli dormiva; e allora anch’io mi stesi vicino a lui ad aspettare il sonno. Intanto che aspettavo, mi sovvenne che quella era l’ultima notte dell’anno 1865; anzi, che essendo passata la mezzanotte da un pezzo, io ero già entrato nell’anno 1866....