Mi spinsi avanti per la basilica con passi affrettati, verso quella voce e quel canto.... Nel giorno dell’Ascensione i cantori della Cappella Sistina scendono in San Pietro e prendono parte alla celebrazione della festa. Cantano sotto la cupola di Michelangelo, in una piccola cantoria eretta all’uopo, accompagnati da un piccolo organo, che anch’oggi, come al tempo di Ettore Berlioz, è mosso sovra delle rotelle per il pavimento.
La folla si faceva di mano in mano più densa, ma io m’adoprai in modo che dopo una diecina di minuti ero arrivato proprio sotto la cantoria e guardavo in faccia il solista.
Eseguivano un mottetto dell’Allegri quasi tutto affidato a lui. Il coro entrava di tanto in tanto con brevi risposte; e l’organo, con pochi accordi tenuti aiutava a sostenere l’intonazione perfetta.
Finalmente ho inteso la voce vera del soprano. Vadano a riporsi le signore cantatrici che usurpano questo nome! Le chiameremo, se vogliono, soprane; ma è da augurare per il bene dell’arte del canto, declinante a grandi passi, ch’esse smettano una buona volta la sciagurata ambizione d’assorgere cogli sforzi della loro laringe a certe acutezze diatoniche solo legittimamente consentite ai soprani veri, ai soprani sacri, ai soprani per diritto divino.
Oh chi ridona all’arte i vecchi contralti, così giustamente rimpianti da Gioacchino Rossini! Una sciagurata ambizione, accesa dalla cupidità del guadagno, sciupa le nostre più belle voci femminili, mutando la nota vellutata e intonata in uno strillo squilibrato e sgradevole....
Nè vi paia strano, o signora, ch’io in quel giorno abbia anche compreso e partecipato il disgusto di Parini per i soprani in teatro:
Abborro sulla scena
Un canoro elefante....
Sì, quella voce eccezionale e quasi sorvolante agli orizzonti della vita, è fatta per esprimere slanci di preghiera e puri rapimenti di estasi religiosa. Non è fatta per disposarsi alle torbide passioni del dramma umano nè per concorrere, profanandosi, al divertimento scenico. Nella scena essa doveva perdere il suo prestigio mistico senza acquistare il vigore, la pieghevolezza e la verità dolorosa del dramma; e questo forse spiega perchè il vero dramma musicale moderno comincia e coincide col bando dei veri soprani dalle nostre scene melodrammatiche. Però, se comprendo l’ammirazione dei nostri nonni elevata al più alto grado, trovo impossibile e ridicola la passione. L’amore di Sarazine per Zambinella e la sanguinosa avventura a cui riesce, per quanto magistralmente narrati da Balzac, mi lasciano freddo ed incredulo. Meglio comprendo gli epigrammi scritti dal popolo napoletano sulla casa costrutta da Caffariello....