Crede il
Nigra
che questo canto, qualunque ne sia l'origine, sia stato trasmesso dalla Provenza “alle due penisole, italica ed iberica, passando poi colle prime crociate in Grecia e ne' paesi slavi. La redazione primitiva sarebbe quindi, secondo quest'ipotesi, anteriore alla fine del duodecimo secolo; la quale antichità è d'altronde pienamente confermata dall'indole cavalleresca dell'intiera composizione.„ (
Canzoni pop. del Piemonte
, in
Riv. Contemp.
, vol. XV, anno 6º, p. 230-31.) “E il sig.
T. Braga
, nella nota ai N. 11 e 12 (
Dom Varão
,
Donzella guerreira
) dei
Cantos populares do archipelago açoriano
[Porto, 1869], riconosce giustissima tale osservazione del Nigra, tanto piú che man mano i fatti vengono a corroborarla. I cavalieri francesi, egli aggiunge, ajutarono Alfonso Enriquez nella conquista di Lisbona, e lo seguirono quando andò a combattere in Terra Santa: la canzone della donna guerriera non s'incontra nell'antiche collezioni spagnole, circostanza che mostra essere il canto
una tradizione del littorale. Tutto ciò pertanto conferma la seguente legge di tradizione poetica scoperta dal Nigra:—Questi canti romanzeschi comuni alle nazioni di razza latina debbono, nel dubbio, considerarsi come trasmessi e spesso originati dalla Provenza.„
S. Prato
,
Gli ultimi lavori del
Folk-lore
neo-latino
, Parigi, 1884, (estr. dalla
Romania
, t. XII e XIII). “Sans doute on ne retrouve pas toujours cette origine indiquée d'une manière visible, mais on la trouve assez de fois pour la soupçonner, dès qu'un chant espagnol ou portugais et un chant italien reproduisent une situation semblable.... Il y a, il faut le reconnaître, de forts arguments en faveur de cette conjecture dans les rapprochements qu'offre la littérature populaire de contrées differentes.„
Puymaigre
,
Chants pop. recueillis dans le Pays Messin
, Paris, 1881, t. I, p. 17-18. Ma per alcuni dubbi intorno a tale opinione, vedi, tra gli altri,
G. Paris
, in
Revue critique d'histoire et de littérat.
, 1886, t. I, p. 304.
Sia come si vuole, fatto è che abbiamo nell'Italia superiore e centrale canzoni piú o meno conformi o remotamente analoghe alla romanza portoghese. Ben dodici lezioni ne cita o riporta il Nigra; quattro delle quali piemontesi, tre canavesi e cinque monferrine. Cfr. Ferraro, Canti monferrini ( La ragazza guerriera ), Torino, 1870, p. 54-56; Wolf, Volkslieder aus Venetien ( La figlia coraggiosa ), Wien, 1864, N. 79; Bernoni, Canti pop. veneziani ( La guerriera ), Venezia, 1873, puntata XI, N. 5; Gianandrea, Canti pop. marchigiani ( La ragazza guerriera ), Torino, 1875, p. 280.[19]
Nella Romania del 1874, p. 96, il Puymaigre pubblicò una canzone bearnese, mancante della fine, ch'egli dice “une variante du romance portugais.„ È intitolata: Les filles du seigneur de Meyrac, e comincia: “Las guerres son cridades„ ecc. La greca riferita dal Nigra si discosta molto dalla nostra; bellissimo riscontro le fa invece la ballata serba, che l'illustre uomo tolse dalla raccolta del Tommaseo, Canti pop. toscani, còrsi, illirici, greci, Venezia, 1842, t. IV, p. 79 e segg. Notevoli conformità con la romanza portoghese ha parimente la piesna del bojaro Stavro Godinovitch, pur citata dal Nigra, e che puoi leggere compendiata nel Rambaud, a carte 83-85.
“Che poi anche nelle tradizioni popolari di tutti i paesi non sieno rare le donne guerriere, e le Amazzoni greche, e le Valkirie dell' Edda, e Brunechilde dei Nibelunghi, e la bellicosa Cammilla dell' Eneide, e l'altiera Clorinda della Gerusalemme liberata, e le Polenitze delle byline[canti epici] russe ce lo testimoniano in irrefragabile modo.... Un altro esempio di donna guerriera ci si presenta nella tradizione mongolica (vedi Bernard Jülg, Mongolische Maerchen ): questa donna guerriera è la moglie dello sciocco protagonista del presente canto: essa, mentre il marito è andato a caccia, si traveste da guerriero, muove incontro al marito, si fa scambiare per il famoso Surya-Bagatur; lo vince, s'impadronisce del suo arco, della sua faretra e del suo cavallo, sottoponendolo inoltre ad un'umiliazione singolarissima, che qui la decenza non mi consente d'indicare.... Tornando al canto in questione,.... il signor G. Teixeira Soares indica un fatto della storia portoghese molto popolare, che, al dire del Braga, conferí non poco al divulgamento di questa canzone comune ai popoli del mezzodí d'Europa [e non solo a questi, come vedemmo piú sopra]. Esso è la storia della celebre Antonia Rodriguez, che si segnalò militando in Oriente in qualità di soldato, come si narra nel Theatro heroico di Froez Perym, t. I, p. 54, e di cui parla Duarte Nunes nella sua Descripsão de Portugal, cap. 89, p. 346, ediz. del 1785.„ Prato, scritto cit.
In una assai graziosa novella toscana ( Fanta-Ghirò, persona bella ), certo re, tribolato da incurabile malattia, ha tre figliole. “E nella cambera ci teneva tre siede, una celeste, una nera e una rossa. E le su' figliole, quando andevan da lui la mattina, guardavan sempre su che sedia s'era messo il padre; se su quella celeste, voleva dire allegria; su quella nera, morte; su quella rossa, guerra. Un giorno entrano in cambera, e il Re siedeva sulla sedia rossa. Dice la maggiore:—“Signor padre, oh! che gli è intravvenuto?„—“Ho ricevuto una lettera dal Re a confino, e lui mi dichiara la guerra. Ma io, a questo modo ammalato, non so dove sbacchiare il capo, perché da me non posso andare al comando dell'esercito. Bisognerà che trovi un bon generale.„—Dice la maggiore:—“Se lei me lo permette, il generale sarò io. Vedrà che son capace a comandare a' soldati ecc.„ Imbriani, La Novellaja fiorent., Livorno, 1877, p. 537. Se al valente raccoglitore non fosse piaciuto di porre certi limiti a' suoi riscontri, credo per fermo che nella nota appósta alla presente novella non sarebbe mancato almeno un accenno a quelle parecchie canzoni (la portoghese, le piemontesi del Nigra, la slava ecc.) che hanno con essa corrispondenza sí grande. Sol nelle parti accessorie è qualche diversità; e la differenza piú notabile è forse questa, che nella versione prosastica toscana (bisogna proprio dire cosí) tutte e tre le sorelle tentan la prova, cominciando dalla maggiore; dovecché nelle versioni poetiche su citate, una sorella soltanto, od una figlia unica, veste l'assisa soldatesca. Ed è troppo facile intenderne la ragione: quando nei racconti e nelle fiabe popolari tre o piú fratelli mettonsi ad un'impresa qualsiasi, è oramai legge antichissima e quasi costante (chi non volesse dire connaturale a codeste parti dell'immaginazione e del sentimento dei volghi); è legge, ripeto, quasi costante, che solo al minore venga fatto di condurla a buon fine; gli altri n'escono il piú delle volte col danno e con le beffe.—Questa novella era stata prima raccolta e pubblicata da G. Nerucci, nel vol. intitol. Sessanta nov. pop. montalesi, Firenze, 1880. Num. 28, p. 248 e segg. L'Imbriani cita come raffronto La serva d'Aglie, Tratten. VI della III giorn. del Pentamerone, che a me è mancato il tempo di vedere. Cfr. anche Comparetti, Novelline pop. ital., Torino, 1875 ( Il drago ), N. 17, p. 70 e segg.; un racconto albanese cit. dal Rambaud, p. 85, ecc. ecc. Del ciclo della donna guerriera trattò dottamente il Liebrecht, in Heidelberger Jahrbuch, anno 1877.
“La situation qui fait le sujet de notre romance, a pu, d'ailleurs, se produire plus d'une fois. Pitre Chevalier a raconté l'histoire de la bretonne Mathurine partant à la place de son frère et faisant, comme dragon, les campagnes de 1812, 1813 et 1814.... On lisait aussi dans le Figaro du 20 octobre 1879 un récit du même genre, l'histoire de Silvia Marietti se substituant également à son frere. Dans les Chants de la Carniole, traduits en allemand par Anastase Grun, Alenka prend les armes pour venger la mort de son frère Gregore (N. 42).„ Puymaigre, Romanceiro, p. 167-68.
Una giovinetta boema vuol seguire l'amante che va soldato. Ma essa non ha bisogno di travestirsi; farà ben altro: “Je me changerais,„ dice, “en petit oiseau, et je me poserais sur ton chapeau.—Je me changerais en hirondelle, et je me poserais sur ta tête chérie.„ Leger, Chants héroïques et chansons popul. des Slaves de Bohême, Paris, 1866, p. 205. E in un rispetto umbro, canta una ragazza animosa:
“Giovanettino dallo fiore in bocca, e vi sta ben quell'elmo in su la testa: san Giorgio vo' parete quando scocca la sua lombarda [labarda] al drago in su la cresta. Giovanettino dal cappello oscuro, quando sarà che sonerà il tamburo? Io vo' venir con voi mattina e sera, se non foss'altro, a fa' la vivandiera: e per vo', damo mio, se ce n'accada, saprò trattare il fucile e la spada: e per vo', damo mio, né c'è da dire, io saperò combattere e morire.„
Marcoaldi, Canti pop. ined. umbri, liguri, piceni, piemontesi, latini, Genova, 1855, p. 65. Al Rubieri (op. cit., p. 555) pare che questo rispetto abbia dell'artificiato; e pare anche a me.
[16] La novella fiorent.: